Scuola pubblica sotto assedio: docenti in sciopero per la libertà di insegnamento

Protesta nazionale dei docenti contro ispezioni ministeriali e monitoraggi politici: focus su Costituzione e pluralismo dal 9 al 14 febbraio.

13 febbraio 2026 13:00
Scuola pubblica sotto assedio: docenti in sciopero per la libertà di insegnamento - Le proteste dei docenti
Le proteste dei docenti
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Dal 9 al 14 febbraio l’Italia assiste a una mobilitazione diffusa in difesa della libertà di insegnamento. L’iniziativa, risposta alle ispezioni su lezioni relative alla Palestina, pone al centro il dibattito sull’autonomia scolastica, le presunte ingerenze politiche e la tutela del pensiero critico.

Le ispezioni ministeriali e il caso Francesca Albanese

Il clima nelle sale professori è teso da settimane. La scintilla che ha innescato la settimana di mobilitazione, denominata “La libertà d’insegnamento non si reprime”, risiede in una specifica azione amministrativa. Su impulso di esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha disposto accertamenti ispettivi verso circa 500 scuole italiane. Questi istituti sono finiti sotto la lente del Ministero per aver aderito a un incontro formativo online con Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati.

L’oggetto del contendere riguarda i contenuti trattati: l’analisi della crisi umanitaria a Gaza, il fallimento dei meccanismi del diritto internazionale e l’uso del termine "genocidio" in ambito didattico. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e il collettivo Docenti per Gaza denunciano tali ispezioni come un tentativo di reprimere il dibattito su temi geopolitici scomodi, trasformando la normale dialettica scolastica in un terreno di scontro istituzionale che rischia di intimidire il personale scolastico e limitare l'offerta formativa.

Dalle aule alle piazze: la difesa della Costituzione e dell'Articolo 33

Oltre alla questione delle ispezioni, la protesta si allarga a un fenomeno percepito dai sindacati e dai collettivi come ancor più insidioso: il monitoraggio ideologico. Viene contestata duramente l'iniziativa di Azione Studentesca, organizzazione giovanile legata a Gioventù Nazionale, che ha diffuso questionari volti a segnalare presunti “insegnanti di sinistra” colpevoli di fare propaganda. Per i promotori della mobilitazione, questo meccanismo ricorda pratiche di schedatura incompatibili con i valori democratici.

La risposta del corpo docente si articola non solo nel rifiuto di tali pratiche, ma in una riaffermazione dei principi sanciti dalla Costituzione italiana. Al centro delle rivendicazioni vi è l'Articolo 33, pilastro giuridico che garantisce la libertà di insegnamento come diritto inalienabile, e l'Articolo 11, che sancisce il ripudio della guerra. Durante la settimana, i docenti stanno integrando le lezioni con materiali curati da esperti indipendenti su conflitti e diritti umani, per culminare il 13 febbraio con presidi in diverse città, tra cui una significativa manifestazione a Palermo, ribadendo che la scuola pubblica deve rimanere un laboratorio di pluralismo e non un esecutore di direttive governative.

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