Scuole aperte d’estate, CNDDU: appello al Ministro Valditara per un piano nazionale per la climatizzazione delle aulle

Scuole aperte d’estate: il CNDDU chiede scuole climatizzate, monitoraggio degli edifici scolastici e maggiori tutele per salute e diritto allo studio.

A cura di Redazione Redazione
22 maggio 2026 20:00
Scuole aperte d’estate, CNDDU: appello al Ministro Valditara per un piano nazionale per la climatizzazione delle aulle - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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Le scuole aperte d’estate rappresentano una sfida educativa e sociale importante. Il diritto all’istruzione deve procedere insieme alla tutela della salute, attraverso ambienti scolastici sicuri e adeguati.

Scuole aperte d’estate: il diritto all’istruzione deve procedere insieme al diritto alla salute. Il CNDDU lancia un appello al Ministro Valditara per un piano nazionale sulle aule climatizzate e sul monitoraggio delle condizioni ambientali degli edifici scolastici

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con interesse le iniziative che negli ultimi mesi stanno delineando una nuova idea di scuola aperta e sempre più integrata con il tessuto sociale e con le esigenze delle famiglie. Alla recente sperimentazione avviata dalla Regione Emilia-Romagna, che prevede l’apertura anticipata delle scuole attraverso attività educative, sportive e creative rivolte agli alunni della scuola primaria, si affianca il Piano Estate promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, volto a rafforzare la funzione educativa, aggregativa e inclusiva degli istituti scolastici anche durante i periodi di sospensione delle lezioni.

La prospettiva di una scuola capace di ampliare i propri tempi e i propri spazi educativi appare pienamente coerente con le trasformazioni della società contemporanea. Oggi gli istituti scolastici non rappresentano soltanto luoghi deputati alla trasmissione delle conoscenze, ma sono chiamati a svolgere una funzione più ampia: diventare punti di riferimento per la crescita civile, culturale e relazionale delle nuove generazioni, offrire sostegno alle famiglie, contrastare le diseguaglianze e rafforzare i processi di inclusione.

Proprio perché condividiamo questa visione, riteniamo necessario richiamare l’attenzione su una questione che rischia di rappresentare uno dei nodi più delicati per il presente e per il futuro della scuola italiana: il cambiamento climatico e le sue conseguenze sulle condizioni nelle quali studenti, docenti e personale scolastico vivono quotidianamente gli ambienti educativi.

Negli ultimi anni il nostro Paese ha registrato un progressivo aumento dell’intensità e della durata delle ondate di calore. In molte aree del Mezzogiorno, del Centro Italia e della stessa Pianura Padana le temperature raggiungono livelli particolarmente elevati già a partire dai mesi di giugno e settembre, rendendo sempre più difficile la permanenza prolungata all’interno di edifici spesso progettati in epoche caratterizzate da condizioni climatiche profondamente diverse da quelle attuali.

Non si tratta di una questione legata esclusivamente al benessere o al comfort ambientale. Il tema investe direttamente il diritto alla salute e la qualità stessa dell’esperienza educativa. Temperature eccessivamente elevate possono compromettere concentrazione, rendimento scolastico, equilibrio psicofisico e condizioni di lavoro, con effetti che incidono in maniera ancora più significativa sui soggetti maggiormente fragili: bambini, studenti con particolari condizioni di vulnerabilità, personale docente e lavoratori con problematiche sanitarie pregresse.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge pertanto un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara affinché il percorso già avviato attraverso i progetti di ampliamento del tempo scuola possa essere accompagnato da un intervento strutturale capace di affrontare in modo organico la questione delle condizioni ambientali degli edifici scolastici.

Riteniamo indispensabile avviare un monitoraggio nazionale capillare che permetta di conoscere lo stato reale del patrimonio scolastico italiano. È necessario verificare quanti istituti siano attualmente dotati di sistemi di climatizzazione adeguati e quanti, invece, risultino ancora privi di strumenti idonei a garantire condizioni compatibili con il benessere e la sicurezza delle persone. Ma sarebbe altrettanto importante estendere tale rilevazione anche all’individuazione delle misure e dei possibili rimedi già disponibili nelle scuole per contrastare gli effetti delle alte temperature: sistemi di ventilazione, schermature solari, interventi di isolamento termico, efficientamento energetico, spazi ombreggiati, dispositivi di raffrescamento e ogni altra soluzione in grado di mitigare l’impatto delle ondate di calore.

Disporre di una fotografia reale e aggiornata delle condizioni degli edifici scolastici rappresenta oggi un passaggio imprescindibile per programmare interventi efficaci e orientare investimenti futuri. La scuola del XXI secolo non può essere progettata sulla base di condizioni climatiche che appartengono ormai al passato.

Il rischio, diversamente, è che una problematica fino a oggi considerata prevalentemente infrastrutturale finisca per produrre conseguenze dirette anche sulle future scelte organizzative del sistema scolastico italiano. La questione potrebbe infatti incidere sul dibattito relativo al calendario scolastico 2026/2027 e su eventuali riflessioni riguardanti l’ampliamento delle attività educative o una diversa distribuzione dei tempi scolastici durante l’anno. Pensare a una scuola maggiormente aperta senza intervenire preventivamente sulla qualità degli ambienti significherebbe esporre studenti e lavoratori a condizioni potenzialmente incompatibili con la tutela della salute e con il pieno esercizio del diritto allo studio.

Una scuola aperta, inclusiva e proiettata verso il futuro deve essere innanzitutto una scuola sicura, vivibile e rispettosa della dignità delle persone. Perché il diritto all’istruzione non può essere separato dal diritto alla salute e perché ogni investimento sull’educazione passa anche attraverso la qualità degli spazi nei quali la comunità scolastica costruisce quotidianamente il proprio futuro.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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