Scuole resilienti al clima: il CNDDU chiede 3,7 miliardi per la climatizzazione delle aule
Il CNDDU chiede scuole resilienti al clima: solo il 7% degli edifici scolastici ha la climatizzazione durante gli esami di Stato.
Le aule italiane affrontano un'estate sempre più difficile. Durante gli esami di Stato, mentre il termometro supera i 35 gradi, studenti e commissioni lavorano in condizioni che mettono a dura prova concentrazione e memoria. Il CNDDU torna a chiedere scuole resilienti al clima, perché oggi solo una piccola parte degli edifici dispone di impianti di climatizzazione adeguati.
Caldo record durante gli esami di Stato
L'ondata di calore che attraversa l'Italia non è un episodio passeggero. Per il CNDDU è il segno di un cambiamento ormai stabile, che il sistema scolastico continua a sottovalutare. I dati degli Open Data del Ministero dell'Istruzione e del Merito raccontano una fragilità concreta:
solo il 7% degli edifici scolastici ha impianti di climatizzazione;
oltre il 93% affronta il caldo con ventilatori o aria naturale;
in molte aule si superano i 35 °C durante le prove.
Temperature così alte riducono la memoria di lavoro e la capacità di sostenere prove impegnative, con effetti diretti sul rendimento di ragazzi e docenti.
Scuole resilienti al clima: la proposta del CNDDU
Per rispondere al problema, il Coordinamento propone un Piano nazionale per rendere le scuole resilienti al clima entro il 2030. L'obiettivo è adattare in modo progressivo gli edifici agli effetti del riscaldamento globale. I numeri parlano chiaro:
gli edifici scolastici statali sono circa 40.000;
quasi 37.000 sono ancora senza climatizzazione;
la spesa media stimata è di 100.000 euro per edificio.
Ogni intervento prevede pompe di calore ad alta efficienza, schermature solari, pannelli fotovoltaici e sistemi di controllo della qualità dell'aria. Il costo totale arriverebbe a circa 3,7 miliardi di euro in cinque anni.
Un diritto all'istruzione legato alla salute
Il CNDDU colloca la questione nel campo dei diritti fondamentali. Il diritto allo studio previsto dall'articolo 34 della Costituzione diventa reale solo con ambienti sani e sicuri. Per il Coordinamento conta il legame con altri principi costituzionali:
il diritto alla salute dell'articolo 32;
il principio di uguaglianza sostanziale dell'articolo 3;
la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia.
Aule troppo calde creano differenze tra chi studia in scuole moderne e chi resta in edifici datati. Così la qualità dell'apprendimento e l'imparzialità delle prove rischiano di non essere uguali per tutti.
Come funzionerebbe il piano pluriennale
Il progetto seguirebbe una programmazione di cinque anni, con uno stanziamento medio di 740 milioni di euro l'anno. La logica è partire dalle situazioni più critiche e poi estendere gli interventi a tutto il territorio. I criteri di priorità sarebbero chiari:
mappatura della vulnerabilità climatica di ogni edificio;
interventi prioritari nelle aree più esposte al caldo;
estensione progressiva a tutto il patrimonio scolastico.
Oltre al benessere in classe, il piano porterebbe minori consumi energetici e un risparmio per la spesa pubblica nel tempo, valorizzando gli immobili dello Stato.
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