Sicurezza a rischio in una scuola di Grosseto: 16 alunni rimangono a casa, scatta la protesta delle famiglie

Famiglie in allarme chiedono tutele dopo aggressioni e minacce in classe. Inviata una diffida legale alla dirigenza della scuola a Grosseto.

17 febbraio 2026 19:00
Sicurezza a rischio in una scuola di Grosseto: 16 alunni rimangono a casa, scatta la protesta delle famiglie - Violenza tra adolescenti
Violenza tra adolescenti
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Alta tensione in una scuola a Grosseto dove sedici famiglie hanno attuato un’astensione di massa. La protesta nasce dalla gestione di gravi episodi di violenza in classe, culminati in referti medici e denunce.

Il caso: banchi vuoti nella scuola a Grosseto

Un’aula quasi deserta, il silenzio dove solitamente risuona il vociare degli studenti e una presa di posizione netta, destinata a far discutere. È quanto accaduto lunedì 16 febbraio in una scuola secondaria di primo grado del capoluogo maremmano, dove sedici alunni su ventidue non si sono presentati a lezione. Non si è trattato di un’assenza casuale, bensì di una strategia difensiva coordinata dai genitori, esasperati da una situazione di pericolo oggettivo che perdura dall’inizio dell’anno scolastico.

Al centro della vicenda, riportata dalle testate locali come Il Tirreno e La Nazione, vi è la difficile gestione di un compagno di classe con fragilità comportamentali. Le famiglie, pur mantenendo l'anonimato dell'istituto per proteggere la privacy dei minori, hanno deciso di appellarsi all'articolo 2048 del Codice Civile — che regola la responsabilità dei precettori e degli insegnanti — inviando una PEC formale alla dirigenza tramite un legale. L'obiettivo non è l'esclusione, ma la richiesta perentoria di misure organizzative capaci di garantire l'incolumità fisica di tutti gli iscritti.

Trauma cranico e minacce social: l’escalation

La decisione di tenere i figli a casa rappresenta l'apice di un malessere cresciuto mese dopo mese. Le cronache raccontano di un clima didattico ormai compromesso, con lezioni frequentemente interrotte da lanci di oggetti, urla e aggressioni fisiche. La gravità degli eventi ha superato la soglia di guardia quando uno studente è dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso, riportando un trauma cranico e una prognosi di diversi giorni a seguito di un colpo subito.

L'insicurezza non si limita alle mura scolastiche, ma ha invaso anche la sfera digitale: secondo quanto emerso, alcune compagne sarebbero state bersaglio di minacce via social, con messaggi intimidatori che prefiguravano violenze notturne. Un quadro psicologicamente pesante che ha costretto, in un’occasione, persino una docente ad abbandonare l’aula, sopraffatta dalla tensione ingestibile. Una famiglia, esasperata, ha già sporto denuncia formale alle autorità competenti per un’aggressione avvenuta nelle settimane precedenti.

Il nodo del sostegno e la richiesta di tutele

La complessità della vicenda risiede nell'equilibrio tra il diritto allo studio di tutti e le necessità specifiche dell'alunno in difficoltà. Attualmente, il minore è affiancato da due insegnanti di sostegno, ma la copertura non coprirebbe l'intero arco orario delle lezioni, lasciando "finestre" scoperte in cui la gestione della classe diventa critica. La scuola ha tentato di arginare il problema con un provvedimento disciplinare che prevede la sospensione con obbligo di frequenza, una misura che tuttavia i genitori ritengono inefficace rispetto alla gravità dei rischi.

Le famiglie ribadiscono che la protesta non è "contro" il bambino, vittima a sua volta di un sistema che forse non riesce a supportarlo adeguatamente, ma è un grido d'aiuto rivolto alle istituzioni. La richiesta è chiara: serve un potenziamento delle risorse e una riorganizzazione che permetta il sereno svolgimento dell'attività didattica, evitando che la paura di andare a scuola diventi la normalità per ragazzi di appena undici o dodici anni.

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