Social media in Francia: arriva la svolta, divieto ai minori di 15 anni

L'Assemblea Nazionale approva la legge per la tutela digitale: necessario il consenso dei genitori per l'iscrizione alle piattaforme.

28 gennaio 2026 16:00
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Svolta storica a Parigi. L'Assemblea Nazionale ha votato il divieto di accesso ai social media per chi ha meno di 15 anni senza autorizzazione. La misura mira a proteggere i giovani dai pericoli del web e ridefinisce la maturità digitale, imponendo regole rigide alle Big Tech.

La nuova frontiera della maggioranza digitale in Francia

Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio, l'Assemblea Nazionale francese ha segnato un momento decisivo nella legislazione europea sulla sicurezza online, approvando in prima lettura un disegno di legge che impone restrizioni significative all'accesso alle piattaforme digitali. Il testo, votato con un consenso trasversale, introduce l'obbligo per i social network di verificare l'età degli utenti e di ottenere l'esplicito consenso di un genitore (o tutore legale) per l'iscrizione dei minori di 15 anni.

Non si tratta di una semplice raccomandazione, ma dell'istituzione di una vera e propria "maggioranza digitale". L'obiettivo primario del legislatore è arginare fenomeni sempre più preoccupanti come il cyberbullismo, l'esposizione a contenuti inappropriati e la dipendenza dagli schermi, problematiche che hanno dominato il dibattito pubblico transalpino negli ultimi anni. La norma impone alle aziende tecnologiche l'implementazione di soluzioni tecniche certificate per garantire che il requisito dell'età non venga aggirato con false dichiarazioni, una pratica finora comune tra gli adolescenti.

Come funzionerà il divieto social media per i minori

L'aspetto più complesso della normativa riguarda l'applicazione tecnica e le responsabilità attribuite ai giganti del web come TikTok, Instagram e Snapchat. Secondo quanto stabilito dal provvedimento, in caso di violazione delle norme sulla verifica dell'età o sull'autorizzazione parentale, le piattaforme potrebbero incorrere in sanzioni pecuniarie elevate, calcolate su una percentuale del loro fatturato globale.

Il meccanismo prevede che, al di sotto della soglia dei 15 anni, la presenza sui social non sia vietata tout court, ma subordinata all'autorizzazione degli adulti responsabili. Questo approccio ibrido cerca di bilanciare il diritto all'accesso all'informazione e alla socialità digitale con la necessaria tutela dei minori. Gli esperti di diritto digitale sottolineano come questa mossa anticipi le direttive europee, ponendo la Francia come nazione capofila in una regolamentazione più severa dell'ecosistema digitale. Resta il nodo cruciale dei controlli: le autorità dovranno vigilare affinché i sistemi di verifica dell'età non compromettano a loro volta la privacy degli utenti richiedendo dati eccessivi.

Le conseguenze sociali e il futuro della normativa

L'approvazione del testo alla Camera bassa rappresenta solo il primo passo di un iter che dovrà essere confermato dal Senato, ma il messaggio politico è inequivocabile. La società francese si interroga ora sull'impatto reale di queste restrizioni. Da un lato, le associazioni per la protezione dell'infanzia applaudono l'iniziativa, considerandola un argine necessario contro la deriva dei contenuti violenti o dannosi per la salute mentale. Dall'altro, i critici sollevano dubbi sull'effettiva capacità di impedire ai ragazzi di utilizzare VPN o altri escamotage per aggirare i blocchi territoriali o anagrafici.

L'implementazione della legge richiederà un periodo di adattamento tecnico non indifferente. Le piattaforme dovranno rivedere i loro protocolli di iscrizione specificamente per il mercato francese. Se il modello francese dovesse dimostrarsi efficace, potrebbe generare un "effetto domino" in tutta l'Unione Europea, spingendo altri Paesi a riconsiderare i limiti di età per il consenso al trattamento dei dati personali, attualmente fissati tra i 13 e i 16 anni a seconda della legislazione nazionale.

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