Sostegno estero e 30 CFU: cortocircuito burocratico al MIM
Migliaia di docenti bloccati nel limbo tra rinuncia al titolo straniero e validità dei percorsi: l'appello urgente per sanare l'impasse normativa
Un paradosso amministrativo paralizza il rilascio dell'abilitazione 30 CFU per i docenti in possesso di specializzazione su sostegno estero. Il Movimento Diritti Civili denuncia l'impasse generata dalla rinuncia al riconoscimento del titolo straniero, indispensabile per l'accesso ai percorsi INDIRE, chiedendo un intervento ministeriale immediato.
Il blocco dei riconoscimenti e il paradosso amministrativo
Si delinea una situazione di stallo critico presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), che attualmente nega la convalida formale del titolo conseguito oltreconfine a una vasta platea di insegnanti. Questi ultimi, pur avendo completato con successo i percorsi abilitanti 30 CFU, si vedono negare la certificazione finale. L'origine del problema risiede nelle modalità di accesso a tali corsi: gli aspiranti docenti erano stati ammessi "con riserva", in virtù di un titolo di specializzazione su sostegno ottenuto all'estero e in attesa di omologazione in Italia. Tuttavia, l'intersecarsi di diverse normative ha generato un cortocircuito: per accedere ai percorsi di specializzazione italiani gestiti da INDIRE, gli stessi candidati sono stati costretti a rinunciare formalmente alla procedura di riconoscimento del titolo straniero, facendo così decadere il requisito fondamentale che aveva permesso loro l'iscrizione al percorso abilitante su materia.
La denuncia del Movimento Diritti Civili e l'appello a Valditara
A sollevare la questione è intervenuto Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili, il quale ha definito la vicenda un vero e proprio "pasticcio burocratico". Attraverso un appello diretto al Ministro Giuseppe Valditara, Corbelli evidenzia la condizione di migliaia di professionisti che, dopo aver investito risorse economiche e tempo per frequentare le lezioni presso gli atenei italiani, si ritrovano con un pugno di mosche. La beffa riguarda specificamente coloro che, avvalendosi dell'art. 13 del DPCM 4 agosto 2023, intendevano conseguire una nuova abilitazione su una diversa classe di concorso. L'obiettivo di questi insegnanti era ampliare le proprie opportunità lavorative per il nuovo anno scolastico, un'aspettativa ora frustrata da un tecnicismo che rischia di nullificare gli sforzi accademici compiuti.
Il nodo della rinuncia al contenzioso per i percorsi INDIRE
Il meccanismo che ha intrappolato i docenti è sottile e insidioso. L'iscrizione ai corsi da 30 CFU era subordinata al possesso di una specializzazione, anche se conseguita all'estero e sub iudice. Successivamente, l'avvio dei corsi di specializzazione INDIRE ha imposto una scelta drastica. Per sanare la propria posizione e ottenere il titolo italiano, il Ministero ha posto una condizione sine qua non:
L'abbandono di ogni contenzioso attivo con l'amministrazione.
La rinuncia ufficiale alla domanda di riconoscimento del titolo estero precedentemente inoltrata.
La conseguenza di tale rinuncia è stata l'annullamento della validità del titolo straniero agli occhi del MIM. Di riflesso, le Università, non ricevendo il decreto di riconoscimento ministeriale — ora impossibile da emanare data la rinuncia — si trovano nell'impossibilità formale di sciogliere la riserva e rilasciare l'attestato di abilitazione su materia, creando un circolo vizioso normativo.
Richiesta di una soluzione normativa per l'abilitazione 30 CFU
Di fronte a quella che appare come una contraddizione interna al sistema, il Movimento dei Diritti Civili sollecita un intervento di "buon senso" che vada oltre la rigidità procedurale. La richiesta rivolta ai vertici di Viale Trastevere è quella di individuare un dispositivo legislativo o amministrativo che permetta di considerare valido il titolo estero esclusivamente ai fini del conseguimento dell'abilitazione 30 CFU già maturata. Senza un chiarimento ufficiale o un decreto ad hoc che sblocchi la situazione, le segreterie universitarie rimarranno paralizzate, incapaci di certificare un percorso formativo che i docenti hanno, nei fatti, regolarmente svolto e superato. Si attende ora una risposta dal Ministro per evitare che la burocrazia prevalga sul diritto alla formazione e al lavoro.