Specializzazione sostegno: integrare il titolo nella laurea magistrale, ecco la svolta chiesta dalla CISL Scuola
L'analisi di Ivana Barbacci (CISL Scuola) sulla distribuzione territoriale dei posti e sulla riforma della formazione iniziale docente.
Il recente decreto del MUR relativo all'avvio dell'XI ciclo della specializzazione sostegno per l’anno accademico 2025/2026 rappresenta un passo avanti cruciale per il sistema scolastico italiano. Secondo Ivana Barbacci, segretaria generale della CISL Scuola, il provvedimento introduce un equilibrio necessario per formare nuovi insegnanti specializzati, con un focus particolare sulla laurea in Scienze della formazione primaria.
Distribuzione regionale dei posti di sostegno
Uno dei punti più qualificanti del nuovo decreto è l'attenzione alla geografia del fabbisogno. In passato, l'offerta formativa per la specializzazione sostegno è stata spesso concentrata in zone dove la richiesta era minore, creando paradossi logistici e professionali.
L'attuale programmazione mira invece a potenziare i percorsi nelle regioni dove la carenza di docenti è più critica. Questa strategia intende garantire che le università dei territori con maggiore necessità rendano i posti effettivamente disponibili, riducendo i disagi per gli aspiranti docenti e migliorando il servizio per gli studenti.
Specializzazione sostegno nel corso di laurea magistrale
Nonostante i progressi, la CISL Scuola sottolinea la necessità di una riforma strutturale. La proposta principale riguarda l'integrazione della specializzazione sostegno direttamente all'interno del percorso quinquennale di Scienze della formazione primaria.
Superamento del numero chiuso: l'obiettivo è eliminare le barriere all'accesso per far fronte alla difficoltà di reperire maestri titolati.
Continuità didattica: ridurre l'alto tasso di precariato è fondamentale per garantire un'offerta formativa stabile agli alunni con disabilità.
Qualità dell'inclusione: un percorso accademico unitario permetterebbe una preparazione pedagogica più coerente e immediata.
Il sistema educativo italiano, pur essendo un'eccellenza nell'inclusione, deve ancora risolvere il nodo della stabilità contrattuale per evitare che la frammentazione dei ruoli ricada sulla qualità dell'apprendimento.