Spesa pubblica istruzione: l'appello del governatore della Banca d'Italia Panetta per il Pil

Il governatore sollecita maggiori investimenti nella spesa pubblica istruzione per colmare il divario UE e sostenere lo sviluppo economico.

16 gennaio 2026 12:30
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L'Italia deve incrementare urgentemente la spesa pubblica istruzione per allinearsi ai partner europei e garantire una crescita economica stabile. L'analisi del governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, evidenzia la necessità di investire nel capitale umano per contrastare efficacemente il calo demografico e le sfide tecnologiche.

Il divario strutturale con la media europea

Nel corso del suo recente intervento presso l'Università di Messina, il numero uno di Via Nazionale ha tracciato un quadro preoccupante riguardo le risorse che il Paese destina alla conoscenza. Attualmente, gli stanziamenti statali per il settore educativo si attestano al di sotto del 4% del Prodotto Interno Lordo, una percentuale che posiziona l'Italia in netto ritardo rispetto alle principali economie dell'area euro, distanziandola di quasi un punto percentuale dalla media dell'Unione Europea. Secondo Fabio Panetta, colmare questo gap non è solo una questione di bilancio, ma una strategia indispensabile per generare "elevati ritorni economici e sociali", permettendo al sistema paese di non perdere terreno fronte al rapido cambiamento tecnologico globale.

Università e ricerca come volano di sviluppo

Un focus specifico dell'analisi riguarda l'istruzione superiore, ambito in cui si concentra circa la metà del divario di spesa rispetto agli standard comunitari. Un adeguamento dei fondi destinati alla formazione universitaria permetterebbe di valorizzare le competenze già esistenti negli atenei e di potenziare il cruciale trasferimento tecnologico verso le imprese. L'obiettivo delineato è duplice: creare un ecosistema favorevole allo sviluppo di realtà imprenditoriali innovative e, contestualmente, invertire la fuga di cervelli, rendendo il sistema accademico italiano attrattivo per ricercatori e docenti di alto profilo internazionale.

Demografia e sostenibilità della spesa pubblica istruzione

L'urgenza di un cambio di rotta è dettata anche da fattori strutturali non più ignorabili, come il sensibile declino demografico che ha portato il tasso di natalità al minimo storico di 1,1 figli per famiglia. Nonostante le ristrettezze di bilancio, il governatore della Banca d'Italia suggerisce che gli interventi possono essere implementati con gradualità, mantenendo una gestione prudente delle finanze pubbliche senza compromettere il percorso di riduzione del debito. Tuttavia, la tendenza attuale registrata, come evidenziato anche da analisi precedenti, mostra una contrazione degli investimenti nel settore scolastico rispetto al totale della spesa pubblica, in controtendenza rispetto alle necessità di sviluppo del capitale umano.

I dati a confronto: Italia fanalino di coda

Le statistiche fornite da Eurostat e rielaborate da osservatori nazionali restituiscono una fotografia impietosa del posizionamento italiano nel contesto continentale. Sebbene in termini assoluti le cifre sembrino mostrare un lieve rialzo nominale, il rapporto con la spesa pubblica totale relega l'Italia nelle ultime posizioni, persino dopo nazioni come Grecia, Romania e Bulgaria.

Per comprendere meglio il distacco dai principali partner europei, è utile osservare la percentuale di spesa pubblica totale destinata alla scuola:

  • Paesi Bassi: 11,3%

  • Media Unione Europea: 9,6%

  • Spagna: 9,3%

  • Germania: 9,2%

  • Francia: 8,8%

  • Italia: 7,3%

Questi numeri confermano come, nel 2023, solo Romania e Irlanda abbiano registrato una spesa inferiore all'Italia in rapporto al Pil, certificando un ritardo strutturale che rischia di ipotecare il futuro delle nuove generazioni.

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