Stefano Bandecchi a processo: evasione fiscale da 20 milioni per Unicusano
Il Gup di Roma ha deciso: il sindaco di Terni Stefano Bandecchi dovrà difendersi dalle accuse sui conti dell'ateneo telematico dal 4 giugno.
Nuova tegola giudiziaria per il primo cittadino di Terni. Il giudice ha disposto il processo per Stefano Bandecchi, accusato di una presunta evasione da oltre 20 milioni di euro legata alla gestione dell'ateneo Niccolò Cusano.
Il rinvio a giudizio per Stefano Bandecchi e le contestazioni della Procura
La decisione è giunta nelle scorse ore dalle aule del Tribunale di Roma, segnando un punto di svolta in un'inchiesta che da tempo accende i riflettori sulla gestione finanziaria dell'università telematica. Il Giudice per l'udienza preliminare ha accolto la tesi dei magistrati capitolini, disponendo il giudizio per Stefano Bandecchi. Al centro del fascicolo processuale vi è l'accusa di non aver ottemperato agli obblighi tributari per una cifra imponente, stimata intorno ai 20 milioni di euro. Le contestazioni coprono un arco temporale significativo, che va dal 2018 al 2022, periodo durante il quale l'attuale sindaco di Terni avrebbe operato, secondo l'accusa, in qualità di amministratore di fatto dell'ateneo.
Non si tratta di una semplice dimenticanza amministrativa, ma di una contestazione strutturale: la Procura di Roma sostiene che l'imprenditore e politico abbia gestito l'istituzione non solo con finalità accademiche, ma intersecando flussi finanziari complessi che avrebbero dovuto essere assoggettati a un diverso regime fiscale. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 4 giugno davanti al tribunale in composizione monocratica, data in cui la difesa avrà modo di entrare nel merito delle singole transazioni contestate.
Attività commerciali e agevolazioni fiscali: il meccanismo contestato
L'impianto accusatorio è particolarmente tecnico e si basa sulla distinzione tra enti commerciali e non commerciali. Secondo gli inquirenti, Stefano Bandecchi avrebbe sottratto all'Erario, specificamente tra il 2016 e il 2021, circa 22 milioni di euro. La tesi dell'accusa poggia sul presupposto che l'imputato abbia sfruttato indebitamente le agevolazioni fiscali previste per gli enti universitari, applicandole però ad attività che avevano natura prettamente imprenditoriale ed estranea alla didattica o alla ricerca scientifica.
In sostanza, viene contestato l'utilizzo dello schermo societario dell'Università Unicusano per "evadere l'imposta sul reddito", creando una commistione tra fondi destinati all'istruzione e investimenti di altra natura. Nel procedimento non figura solo il nome del primo cittadino ternano: dovranno rispondere delle accuse, a vario titolo, anche tre figure apicali della governance universitaria. Si tratta di Giovanni Puoti, Fabio Stefanelli e Stefano Ranucci, ex dirigenti che hanno ricoperto ruoli chiave nell'amministrazione dell'ateneo e che siederanno al banco degli imputati insieme al fondatore.
La reazione della difesa e lo scenario politico-giudiziario
La notizia del rinvio a giudizio non ha colto impreparato Stefano Bandecchi. Presente in aula al momento della lettura del dispositivo, assistito dal collegio difensivo composto dagli avvocati Filippo Morlacchini e Ali Abukar, il sindaco ha mantenuto un profilo di ostentata serenità. Lasciando il palazzo di giustizia di Piazzale Clodio, ha commentato l'accaduto definendolo "previsto", sottolineando l'assenza di sorprese rispetto all'iter procedurale in corso.
"Speriamo di poter dimostrare nel processo la nostra innocenza", ha dichiarato l'ex patron della Ternana Calcio, ribadendo la volontà di chiarire ogni addebito in sede dibattimentale. La vicenda giudiziaria si intreccia inevitabilmente con il percorso politico di Bandecchi, figura divisiva e carismatica, la cui amministrazione a Terni dovrà ora convivere con le scadenze di un processo complesso che richiederà l'analisi di bilanci, flussi di cassa e normative tributarie specifiche per il settore dell'istruzione privata.