Stipendi reali più bassi del 2021: l'Italia è ultima, la conferma arriva dall'Ocse

Il rapporto Ocse conferma che gli stipendi reali in Italia restano sotto i livelli del 2021 e nel 2026 sono destinati a calare ancora.

08 luglio 2026 08:00
Stipendi reali più bassi del 2021: l'Italia è ultima, la conferma arriva dall'Ocse -
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Gli stipendi reali degli italiani valgono oggi meno che nel 2021. Lo certifica il nuovo rapporto Ocse, secondo cui il potere d'acquisto delle buste paga è sceso del 6,1% in cinque anni. È il risultato peggiore tra le grandi economie mondiali, con un ulteriore calo già previsto per il 2026 a causa della crisi energetica e delle tensioni internazionali.

Stipendi reali, l'Italia ultima tra le grandi economie

Il dato che emerge dall'Employment Outlook 2026 è netto: gli stipendi reali italiani sono più bassi del 6,1% rispetto a cinque anni fa. Si tratta della caduta più marcata tra le grandi economie che compongono l'organizzazione. Peggio dell'Italia fa solo la Nuova Zelanda, un Paese però difficilmente paragonabile per struttura economica. Non siamo gli unici in difficoltà: anche Australia, Cechia, Danimarca e Svezia registrano un calo superiore al 2%. Ma da noi la discesa pesa di più e dura da più tempo.

Cosa significa parlare di salari reali

Quando si parla di salari reali non si guarda alla cifra sulla busta paga, ma a quanto quella cifra permette davvero di comprare. Se i prezzi salgono più velocemente degli stipendi, il potere d'acquisto scende anche quando il numero sul contratto resta uguale. È esattamente ciò che è accaduto in Italia negli ultimi anni. Tra il 2022 e il 2025 qualche passo avanti c'è stato, ma i miglioramenti sono stati troppo lenti per recuperare il terreno perso durante l'ondata di inflazione.

Quanto vale davvero una busta paga oggi

I numeri aiutano a capire. Nel 2025 lo stipendio medio annuo è stato di circa 34.733 euro. Nel 2021 la cifra nominale era poco sotto i 31mila euro, ma rapportata ai prezzi di allora valeva come 35.837 euro di oggi: oltre mille euro in più di potere d'acquisto. Dieci anni fa lo stipendio medio era vicino ai 30mila euro, eppure ai prezzi attuali ne varrebbe più di 36mila. In pratica gli italiani lavorano tanto quanto prima, ma portano a casa meno. L'occupazione è ai massimi storici, il Pil però cresce di poco e la povertà resta stabile.

Nel 2026 un nuovo calo dei salari

La ripresa ha già rallentato nell'ultimo anno. Tra le cause l'Ocse indica i rinnovi al ribasso dei contratti collettivi nazionali, tema su cui i sindacati insistono da tempo, e le tensioni militari e commerciali. Le previsioni parlano chiaro: un calo dello 0,9% nel 2026, seguito da un timido rimbalzo dello 0,2% nel 2027. Pesa soprattutto il rincaro dell'energia legato alla guerra in Iran. Secondo il rapporto «l'incertezza geopolitica e il temporaneo aumento dei costi dell'energia potrebbero indebolire molto il mercato del lavoro e spingere l'inflazione verso l'alto, cosa che probabilmente abbasserà i salari».

Perché senza salario minimo si è meno tutelati

Un capitolo del rapporto è dedicato al salario minimo. Il messaggio è chiaro: dove non esiste una soglia fissata per legge, i lavoratori con paghe medio-basse sono meno protetti dai rincari. Tra il 2020 e il 2025 le buste paga di cuochi, camerieri e addetti alle pulizie sono cresciute in termini reali nei Paesi con un minimo legale. Nei sei senza, tra cui l'Italia, sono quasi sempre scese. I Paesi che se la cavano meglio senza un minimo legale sono:

  • l'Austria, dove gli stipendi medio-bassi sono cresciuti di più;

  • i Paesi del Nord Europa, che dispongono di altri strumenti di sostegno;

  • la Norvegia e la Svezia, dove i nuovi contratti tutelano i meno pagati.

L'Italia invece resta indietro anche in questo confronto, perché i minimi negoziati dai sindacati hanno perso terreno rispetto agli altri.

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