Stipendi scuola sotto la media Ocse: nel 2026 previsto un ulteriore calo dello 0,9%, le richieste di Anief
Gli stipendi scuola restano indietro rispetto agli altri comparti pubblici: Anief chiede indennità, scatti più ravvicinati e detassazione.
Le buste paga italiane perdono terreno da anni e i numeri dell'Ocse lo confermano: rispetto al primo trimestre del 2021 le retribuzioni reali risultano ancora più basse del 6,1%, con un ulteriore arretramento dello 0,9% stimato per il 2026. Dentro questo quadro gli stipendi scuola occupano l'ultimo gradino, con docenti e personale amministrativo pagati molto meno dei colleghi di altri ministeri.
Perché gli stipendi scuola restano al palo
Il problema non nasce con l'inflazione post pandemia. Le retribuzioni italiane si sono allontanate da quelle delle altre grandi economie europee dopo decenni di stagnazione. I prezzi corrono più veloci delle buste paga e il recupero non appare scontato. L'Italia resta così in cima alla classifica dei Paesi Ocse che hanno perso più potere d'acquisto. Nel comparto istruzione il divario si allarga ancora: lo stipendio base è rimasto fermo per un decennio e i rinnovi applicano gli stessi incrementi previsti per Funzioni centrali e Difesa, comparti che partono da livelli superiori di circa diecimila euro l'anno.
Il nodo del personale Ata e dei precari
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, la fotografia è netta: «lo stallo degli stipendi degli italiani è sotto gli occhi di tutti da anni. Non sorprendono i dati Ocse. Quello che dà però ancora più fastidio è che nella mediocrità generale delle buste paga dei dipendenti ci sono raggruppamenti di lavoratori e comparti che stanno peggio degli altri». Il sindacato punta il dito sui collaboratori scolastici e sul personale Ata, ancora inquadrati su livelli stipendiali fissati nel 1970. La scuola dell'autonomia ha moltiplicato compiti e competenze, ma il mansionario non è stato aggiornato. Un supplente porta a casa circa 1.200 euro netti al mese e può restare precario per dieci anni.
Scatti di anzianità troppo lontani nel tempo
C'è poi il capitolo della progressione economica, che molti definiscono la «sequenza del diavolo». Per il primo aumento automatico servono otto anni di servizio, poi si passa a tre intervalli da sei anni e infine ad altri otto prima della pensione. Distanze giudicate eccessive, che rallentano la crescita della carriera e penalizzano chi entra tardi in ruolo. Anief propone scatti automatici ogni tre anni. Pesano anche le disparità interne: chi insegna nell'infanzia o nella primaria guadagna meno pur svolgendo più ore, mentre nella secondaria restano tabelle costruite sul diploma, benché ormai serva la laurea triennale.
Le richieste per la prossima legge di bilancio
Il sindacato chiede misure concrete già nella prossima manovra, dopo le indiscrezioni su una detassazione di rinnovi e premi. Ecco le proposte principali:
flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali dal 2027 per redditi sotto i 40 mila euro, con un risparmio stimato tra 400 e 800 euro di Irpef l'anno;
detassazione al 15% dello straordinario e del salario accessorio fino a 1.500 euro;
fondo dedicato per aggiornare l'indennità integrativa speciale, ferma ai valori del 2003;
riconoscimento del lavoro usurante, del burnout e una finestra di pre-pensionamento senza penalità;
abolizione della trattenuta mensile del 2,5% sul Tfr.
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