Stop ai cellulari a scuola, Valditara: 'I social alimentano il bullismo'
Il Ministro evidenzia il legame tra piattaforme digitali e aggressività giovanile, confermando gli investimenti tecnologici con il divieto degli smartphone.
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha tracciato una linea netta tra l’necessaria innovazione tecnologica e i rischi educativi derivanti dall'abuso dei social network, confermando la stretta sull'uso dei cellulari a scuola per contrastare il bullismo.
L'allarme di Valditara: social e bullismo, un'emergenza globale
Durante il recente convegno incentrato sul valore della lettura e della scrittura nell'era dell'intelligenza artificiale, il titolare di Viale Trastevere ha offerto un’analisi lucida e preoccupante sulle dinamiche relazionali contemporanee. Secondo Valditara, esiste una correlazione diretta e documentata tra la diffusione capillare delle piattaforme social e l'incremento esponenziale di fenomeni violenti.
"I social stimolano aggressività", ha affermato il Ministro, sottolineando come l'impennata di bullismo, odio online e insulti non sia una prerogativa italiana, ma una tendenza che investe tutto il mondo. La pervasività del digitale, se non governata, rischia di trasformare gli ambienti di apprendimento in luoghi di conflitto, dove la mediazione dello schermo amplifica l'aggressività verbale e psicologica, sottraendo spazio al dialogo costruttivo e all'empatia.
Investimenti record per la digitalizzazione e la sfida dell'educazione critica
Nonostante la severa disamina sui rischi comportamentali, il Ministero dell'Istruzione non arresta la corsa verso l'ammodernamento delle infrastrutture scolastiche, muovendosi su un doppio binario apparentemente antitetico ma strategico. Valditara ha rivendicato con forza lo stanziamento di risorse senza precedenti: "Abbiamo investito 2 miliardi e 100 milioni per la digitalizzazione delle scuole italiane", ha precisato, evidenziando il superamento dei target europei con la creazione di ben 132mila ambienti digitali.
Attualmente, il 50% delle aule è dotato di strumentazione tecnologica avanzata. Tuttavia, la dotazione hardware è accompagnata da un massiccio piano di formazione per il personale scolastico: 450 milioni di euro sono stati destinati alla didattica digitale e ulteriori 100 milioni specifici per l'alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale. L'obiettivo dichiarato non è la tecnologia fine a se stessa, bensì l'educazione alla consapevolezza: la scuola ha il dovere di insegnare a riconoscere le insidie della rete, formando cittadini digitali responsabili e non utenti passivi.
Dal divieto di smartphone al ritorno del corsivo e della memoria
La strategia ministeriale per "disintossicare" i giovani e recuperare l'attenzione si concretizza in misure operative già in atto, come il divieto di utilizzo del cellulare in classe, esteso anche ai momenti ricreativi e alle attività didattiche. Secondo Valditara, questa limitazione è fondamentale per riattivare l'intelligenza pratica e favorire la socializzazione reale durante l'intervallo, momento chiave per le relazioni umane.
Parallelamente al "digital detox", il Ministro promuove un ritorno agli strumenti analogici fondamentali. Il ripristino del diario cartaceo e l'obbligatorietà del corsivo nei nuovi programmi scolastici rispondono all'esigenza di combattere la "sciatteria" e promuovere l'ordine mentale. La calligrafia viene intesa come una forma di rispetto verso il prossimo, mentre lo studio delle poesie a memoria — pratica talvolta criticata — viene difeso dal Ministro come baluardo di libertà: "L'uso compulsivo del cellulare danneggia la memoria, e danneggiare la memoria significa annientare una identità".