Tagli agli organici negli istituti tecnici: il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti dice NO
Il Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti lancia l'allarme sulla riforma degli istituti tecnici: a rischio precari e organici di ruolo.
Il Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti esprime forte preoccupazione per la nuova riforma degli istituti tecnici. Il timore principale riguarda i tagli agli organici, che potrebbero generare nuovi esuberi e colpire duramente il personale precario e di ruolo nelle scuole.
Il Gruppo Mobilità intercompartimentale dei docenti, composto da oltre 11.000 insegnanti, si dichiara contrario ad eventuali tagli degli organici negli istituti tecnici. Questi costituirebbero degli esuberi, una drammatica perdita di posti di lavoro per i colleghi precari e un aggravio delle condizioni lavorative del personale di ruolo.
Il Gruppo Mobilità intercompartimentale dei docenti, composto da oltre 11.000 insegnanti, si dichiara contrario ad eventuali tagli degli organici negli istituti tecnici. Questi costituirebbero degli esuberi, una drammatica perdita di posti di lavoro per i colleghi precari e un aggravio delle condizioni lavorative del personale di ruolo.
Il Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti, composto allo stato attuale da oltre 11.000 insegnannti, si dichiara contrario ad eventuali tagli degli organici degli istituti tecnici.
Secondo diversi osservatori tale situazione comporterebbe non solo l’impoverimemto dell’offerta formativa per gli studenti, cosa di per sé grave, ma nello stesso tempo la drammatica riduzione degli organici.
La riforma si tradurrebbe da una parte in esuberi e in un rallentamento della stabilizzazione del personale precario; dall’altra costituirebbe un sensibile peggioramento delle condizioni lavorative per i docenti di ruolo delle classi di insegnamento coinvolte.
Quando si leggono determinate notizie, infatti, diventa difficile non correre con la memporia ai tagli della cosiddetta “riforma” Gelmini del 2008. Questi ritardarono in prima battuta il raggiungimento del ruolo dei precari dell’epoca e contestualmente determinarono un carico di lavoro più gravoso per i docenti delle classi di concorso ridimensionate.
Si prenda ad esempio ciò che accadde alla A043, ossia italiano, storia e geografia per la scuola secondaria di primo grado (poi diventata A22 e ora AM12).
L’A043 passò da 11 ore del blocco rappresentato da italiano, storia e geografia alle 9 post “riforma”, sacrificando l’ora di narrativa e quella di approfondimento, fondamentali per la crescita mentale del discente. Inoltre l’A043 perse le tre ore a disposizione, presenti nelle cattedre cosiddette quindiciste; tali ore erano utilizzate tradizionalmente per accompagnare gli allievi in mensa per la pausa pranzo, la sostituzione di colleghi assenti o per altre attività formative come per esempio il corso di teatro.
Per gli insegnanti dell’A043 il taglio si tradusse di fatto in un passaggio da una a due classi di italiano. Questo ridimensionamento determinò di conseguenza l’aumento sensibile del lavoro domestico del docente di lettere, che si ritrovò dall’anno scolastico successivo a correggere gli elaborati per due classi, con produzioni scritte, test di grammatica e altre tipologie di esercitazioni di fatto raddoppiate.
Un discorso simile accadde per la cattedra dell’ex educazione tecnica, A033 (ora tecnologia A60), passate da tre a due ore per ogni classe.
Alla luce di tale considerazioni non è difficile immaginare cosa potrebbe accadere con la nuova riforma dei tecnici, senza i dovuti correttivi. Il MID ha ricordato più volte nei suoi comunicati l’aumento, negli ultimi lustri, dei carichi di lavoro didattici e burocratici a cui è soggetta la nuova professione docente.
E in questo caso sottolinea la propria preoccupazione e contrarietà in merito a quanto si determinerebbe, sia per il personale precario, sia per quello di ruolo, in seguito a questa nuova riforma. Quest’ultima, a onor del vero, era stata progettata dal Governo precedente già nel 2022, durante l’epilogo della scorsa legislatura, legandola ai fondi del PNRR e senza investimento di risorse.
La preoccupazione illustrata è solo l’istinto del gatto che ha timore dell’acqua fredda dopo essersi scottato con l’acqua calda, o è invece un pensiero razionale dettato dai fatti accaduti nel passato?
Mobilità intercompartimentale docenti auspica che il Governo intervenga al più presto per porre dei correttivi, come peraltro emerso di recente in seguito a un’interrogazione parlamentare effettuata dall’opposizione sull’argomento. Il MID ritiene questa azione necessaria per evitare i conseguenti tagli alle cattedre che potrebbero derivare da questa ennesima riforma.
Ancora una volta non richiesta dal mondo della Scuola.
Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti