Trasporto scolastico a Pieve di Cadore: il richiamo alla Costituzione da parte del CNDDU
Il CNDDU interviene sulla sospensione del trasporto scolastico a Pieve di Cadore: a rischio il diritto allo studio e la Costituzione.
Il recente blocco del trasporto scolastico a Pieve di Cadore solleva gravi preoccupazioni. È fondamentale garantire la continuità dei servizi per tutelare il diritto allo studio, specialmente nelle zone montane, rimuovendo ogni ostacolo all'istruzione dei più piccoli.
Sospensione scuolabus a Pieve di Cadore (Belluno): richiamato il rispetto degli artt. 3, 34 e 97 Cost. e la continuità dei servizi scolastici essenziali nelle aree periferiche
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene in relazione alla vicenda segnalata dalla stampa in data 28 aprile 2026, concernente la sospensione del servizio di trasporto scolastico nel Comune di Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, determinata dall’assenza dell’unico autista e con effetti fino all’8 maggio, che comporta l’impossibilità per le alunne e gli alunni della scuola dell’infanzia e primaria di fruire di un servizio essenziale ai fini dell’effettivo esercizio del diritto all’istruzione.
Tale circostanza impone una riflessione che travalica il dato contingente e richiama direttamente i principi sanciti dall’ordinamento costituzionale. L’Articolo 34 della Costituzione afferma con chiarezza che la scuola è aperta a tutti, configurando un diritto soggettivo pieno la cui effettività non può essere subordinata a fattori di natura organizzativa o logistica. In stretta connessione, l’articolo 3, secondo comma, impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. In tale prospettiva, il servizio di trasporto scolastico, pur qualificabile come servizio pubblico locale, assume una funzione strumentale imprescindibile, soprattutto nei contesti territoriali caratterizzati da dispersione abitativa e difficoltà di collegamento.
La sospensione del servizio, seppur motivata da oggettive criticità legate alla carenza di personale, evidenzia una vulnerabilità strutturale incompatibile con il principio di continuità dell’azione amministrativa e con il buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dall’articolo 97 della Costituzione. La dipendenza del servizio da un’unica unità lavorativa, priva di adeguati meccanismi sostitutivi, configura infatti una situazione che espone il diritto allo studio a un rischio concreto di compressione, in contrasto anche con gli obblighi derivanti dalla normativa vigente in materia di servizi pubblici essenziali e con i principi desumibili dal decreto legislativo n. 63 del 2017, che promuove l’accesso e la partecipazione piena ai percorsi di istruzione.
Particolarmente rilevante appare il contesto territoriale, nel quale le condizioni geografiche e infrastrutturali incidono in maniera determinante sull’effettiva fruizione dei servizi scolastici. In tali aree periferiche, la giurisprudenza amministrativa ha più volte ribadito come le amministrazioni siano tenute ad adottare misure idonee a garantire un accesso non discriminatorio all’istruzione, evitando che la residenza in aree periferiche o montane si traduca in una compressione dei diritti fondamentali. Ne deriva che eventuali limitazioni o sospensioni dei servizi devono essere valutate alla luce del principio di proporzionalità e accompagnate da soluzioni alternative adeguate, atte a scongiurare pregiudizi per l’utenza più vulnerabile.
Il CNDDU, pur riconoscendo le difficoltà operative degli enti locali, sottolinea la necessità di un intervento strutturale che consenta di superare tali criticità mediante un rafforzamento degli organici, una programmazione più efficace dei servizi e il ricorso a forme di cooperazione istituzionale, in linea con il principio di leale collaborazione tra livelli di governo. Solo attraverso un approccio sistemico sarà possibile garantire la continuità e l’affidabilità dei servizi connessi al diritto all’istruzione.
Alla luce di quanto esposto, si auspica che la vicenda in oggetto costituisca occasione per un ripensamento complessivo delle politiche pubbliche in materia, affinché il diritto allo studio, quale diritto fondamentale della persona, sia assicurato in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, senza che condizioni contingenti o carenze organizzative possano incidere sulla sua effettiva fruizione.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU