Tre mesi di vacanza? Il CNDDU difende la vera funzione educativa della scuola
Il mito dei «tre mesi di vacanza» nasconde la reale complessità del lavoro degli insegnanti e la loro funzione educativa.
Il luogo comune dei tre mesi di vacanza ritorna puntuale ogni estate, ma descrive solo una minima parte della realtà. Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani (CNDDU) invita a superare questa immagine distorta. Dietro la sospensione delle lezioni si nasconde una professione docente fatta di progettazione, valutazione e aggiornamento costante, che quasi mai entra nel dibattito pubblico.
Perché il mito dei tre mesi di vacanza non regge
La convinzione dei tre mesi di vacanza nasce da un equivoco semplice: confondere la sospensione delle lezioni con la fine del servizio. Sono due cose diverse. Anche quando gli studenti non sono in aula, il docente resta impegnato in numerose attività previste dal Contratto Collettivo Nazionale. Le ferie vere e proprie seguono le stesse regole valide per tutti i lavoratori pubblici. Ridurre il mestiere al solo conteggio delle ore in classe offre una lettura parziale, che non tiene conto del lavoro reale svolto durante l'anno.
Cosa fa davvero un insegnante oltre la lezione
La lezione è soltanto la parte visibile del lavoro. Dietro ogni ora in classe c'è un impegno che il pubblico spesso non vede. Tra le attività ricorrenti troviamo:
la progettazione didattica e la preparazione dei materiali;
gli scrutini, gli esami di Stato e le riunioni collegiali;
la formazione obbligatoria e l'aggiornamento metodologico;
i rapporti costanti con le famiglie e con i colleghi.
A tutto questo si aggiunge lo studio personale e la spesa privata per libri, strumenti digitali e materiali. La valutazione degli studenti richiede tempo e responsabilità, ben oltre l'orario frontale.
La funzione educativa nella società di oggi
Oggi la scuola affronta sfide nuove e complesse. Deve rispondere alle disuguaglianze educative, al disagio psicologico di molti adolescenti e all'impatto delle tecnologie digitali sull'apprendimento. In questo scenario il docente non trasmette soltanto contenuti. Diventa un punto di riferimento che promuove il pensiero critico, contrasta la disinformazione e i linguaggi d'odio, educa alla cittadinanza. Attraverso la relazione quotidiana rende concreti i principi della Costituzione e delle Carte internazionali sui diritti umani. È un ruolo di mediazione culturale che va molto oltre la spiegazione.
Stipendi e riconoscimento della professione docente
Il confronto con l'Europa racconta una realtà scomoda. Le retribuzioni degli insegnanti italiani restano più basse rispetto a molti Paesi vicini, mentre le responsabilità continuano a crescere. La qualità dell'istruzione è uno dei motori dello sviluppo di un Paese. Svalutare la professione docente significa indebolire il capitale umano da cui dipendono innovazione e coesione sociale. Il CNDDU chiede un dibattito pubblico più serio, capace di riconoscere il vero valore della scuola. Come ricorda il presidente Romano Pesavento, il modo in cui una nazione tratta i suoi insegnanti misura la sua maturità civile.
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