Violenza a scuola, le idee di Crepet per ridare centralità e autorità agli insegnanti

La violenza a scuola dilaga tra aggressioni ai prof e social usati come megafono. Paolo Crepet chiede regole nuove e responsabilità.

04 giugno 2026 13:30
Violenza a scuola, le idee di Crepet per ridare centralità e autorità agli insegnanti - Paolo Crepet
Paolo Crepet
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La violenza a scuola non è più un caso isolato. Aggressioni ai docenti, risse filmate e armi in classe raccontano un'istituzione in difficoltà. A leggere questi segnali è Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, che punta il dito contro scelte vecchie di cinquant'anni e propone una svolta netta per ridare valore all'istruzione.

L'errore che parte dal 1974

Per Crepet la scuola ha imboccato la strada sbagliata molto prima di quanto si pensi. Il punto di rottura, dice, sono i Decreti Delegati del 1974, quando le famiglie sono entrate nelle aule. Le sue parole sono dure: "Un'invasione di gente senza competenze, messa sullo stesso piano di docenti e dirigenti". L'idea iniziale era generosa, ammette. Ma il risultato lo definisce "una follia totale". Un errore che giudica "colossale" e che, secondo lui, andrebbe riconosciuto senza giri di parole.

Le proposte di Paolo Crepet contro la violenza a scuola

Se potesse riscrivere le regole, Crepet ha le idee chiare. Vorrebbe "vietare l'uso dei social fino al termine dell'adolescenza e ridare centralità alla scuola". Sa che queste scelte darebbero più potere agli insegnanti, ma anche più responsabilità. Ecco i suoi punti principali:

  • ridurre a un solo colloquio all'anno il contatto tra genitori e docenti;

  • abolire il registro elettronico, che a suo dire deresponsabilizza gli studenti;

  • chiudere tutte le chat di classe e quelle tra genitori.

I casi di cronaca che preoccupano

Non sono solo le parole di Crepet a fotografare la crisi. Nei primi mesi del 2026 la cronaca ha raccontato episodi gravi. A Parma, il 21 maggio, alcuni studenti hanno aggredito due docenti in un parco, ripresi col cellulare tra le risate. A Teramo, due giorni dopo, quattro quattordicenni hanno spintonato un professore facendolo cadere. Ancora più inquietante l'uso dei social come amplificatore: a Trescore Balneario un tredicenne ha accoltellato la prof di francese in diretta su Telegram, copione ripetuto a San Vito Lo Capo da un dodicenne armato di coltelli.

Numeri e domande aperte sulla violenza a scuola

I dati confermano la tendenza. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha contato 71 aggressioni al personale nel 2023/24 e 51 nell'anno seguente. Ma chi ascolta i ragazzi sente che i numeri non bastano. Intanto il ministro Valditara annuncia pene più severe e metal detector all'ingresso. Resta però una domanda di fondo: come si ricostruisce il rispetto quando la scuola non è più vista come un luogo sicuro, né dagli studenti né da chi ci lavora?

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