Voghera: la crisi dei diritti e la violenza dentor le aule di scuola

L'episodio di Voghera evidenzia la frattura tra famiglie e istituzioni, sollecitando una riforma urgente del sistema di tutela dei minori.

A cura di Redazione Redazione
27 febbraio 2026 18:45
Voghera: la crisi dei diritti e la violenza dentor le aule di scuola - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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Il grave caso di Voghera solleva interrogativi cruciali sulla sicurezza scolastica e il ruolo delle istituzioni. Occorre proteggere i diritti dell'infanzia impedendo che la giustizia privata sostituisca i percorsi educativi e legali propri della scuola primaria.

Voghera, la frattura educativa che diventa fatto giuridico: la violenza adulta dentro la scuola interroga il sistema dei diritti

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime una posizione di forte preoccupazione istituzionale e culturale in merito al grave episodio verificatosi il 26 febbraio 2026 in una scuola primaria di Voghera, dove un adulto ha fatto ingresso non autorizzato in aula aggredendo un minore, ritenuto responsabile di comportamenti di bullismo nei confronti della nipote.

L’episodio non rappresenta soltanto un fatto di cronaca scolastica, ma assume la dimensione di un evento giuridicamente rilevante e mediaticamente emblematico, capace di mettere in luce una tensione crescente tra percezione familiare del rischio, responsabilità educativa delle istituzioni e tutela effettiva dei diritti dei minori all’interno degli spazi scolastici.

Quando un adulto interviene fisicamente per “correggere” un bambino all’interno della scuola, si verifica una sovrapposizione impropria di ruoli che incrina il principio di legittimità educativa. La scuola, infatti, non è solo luogo di istruzione ma presidio giuridico dei diritti dell’infanzia, spazio regolato da responsabilità pubbliche e non sostituibili da iniziative individuali, anche quando motivate da preoccupazione o sofferenza.

L’accaduto evidenzia un fenomeno sempre più visibile: la trasformazione del conflitto educativo in questione di sicurezza percepita e, conseguentemente, la crescente tendenza alla privatizzazione della tutela, dove la famiglia agisce in modo diretto quando ritiene inefficaci i tempi e gli strumenti istituzionali. Questo scarto tra aspettativa e risposta produce una zona critica che espone la scuola a pressioni emotive, mediatiche e giuridiche simultanee.

Sul piano giuridico, la vicenda richiama la centralità del principio di protezione integrale del minore, che non distingue tra vittima e presunto autore ma impone tutela per entrambi. L’aggressione adulta, anche se originata da un intento protettivo, introduce un danno relazionale e simbolico che incide sull’intero gruppo classe e sulla fiducia nel sistema educativo. Parallelamente, emerge la questione della responsabilità organizzativa delle istituzioni scolastiche, chiamate a garantire sicurezza fisica ma anche tracciabilità, tempestività e trasparenza nella gestione delle segnalazioni di disagio tra pari.

La dimensione mediatica amplifica tale tensione. Episodi come quello di Voghera diventano narrazioni polarizzate — scuola inefficace contro famiglia esasperata — producendo semplificazioni che rischiano di oscurare la complessità educativa e di delegittimare i processi pedagogici, i quali per definizione richiedono tempo, gradualità e competenze specialistiche. In questo contesto, la pressione dell’opinione pubblica incide sulle scelte organizzative, talvolta orientandole verso risposte difensive anziché strutturali.

Il nodo reale che emerge è sistemico: il bullismo nella scuola primaria non è solo un comportamento da sanzionare ma un indicatore di fragilità socio-emotive precoci, mentre la reazione adulta violenta rappresenta un indicatore parallelo di analfabetismo emotivo e di sfiducia istituzionale. Due fenomeni che si alimentano reciprocamente e che non possono essere affrontati con strumenti emergenziali.

Il CNDDU ritiene che l’episodio imponga una riflessione professionale più ampia sullo statuto giuridico della sicurezza educativa. Non basta rafforzare i controlli di accesso se non si rafforza contemporaneamente l’infrastruttura relazionale e professionale della scuola. La prevenzione giuridicamente efficace non coincide con l’assenza di eventi, ma con la capacità documentabile dell’istituzione di intercettare, accompagnare e gestire il conflitto.

Da questa prospettiva, la questione assume anche un rilievo economico. L’assenza strutturale di figure di mediazione, supporto psicologico continuativo e formazione specialistica genera costi indiretti elevati: contenzioso, danni reputazionali, aumento delle richieste di tutela esterna, medicalizzazione del disagio, carico amministrativo crescente. Investire in prevenzione educativa significa dunque ridurre il rischio giuridico e la spesa pubblica derivante da interventi riparativi tardivi.

L’episodio di Voghera dimostra che la scuola contemporanea necessita di una ridefinizione delle responsabilità pubbliche in materia di conflitto minorile precoce. Occorre riconoscere che la gestione del bullismo nella primaria è materia interdisciplinare con implicazioni pedagogiche, giuridiche ed economiche, e che la sua sottovalutazione produce effetti sistemici.

In questo senso, il CNDDU propone un cambio di paradigma che consideri la sicurezza scolastica come investimento strutturale e non come risposta emergenziale. Ciò implica l’integrazione stabile di modelli di giustizia riparativa, la formalizzazione di procedure di comunicazione scuola-famiglia con valore giuridico chiaro, la tracciabilità degli interventi educativi e un riconoscimento economico delle funzioni professionali legate alla gestione del conflitto. Solo un sistema che documenta, accompagna e restituisce responsabilità può ridurre la spinta verso interventi familiari impropri.

La conclusione che emerge è netta: la violenza dell’adulto dentro la scuola non è solo una violazione individuale ma un indicatore di fiducia istituzionale fragile. Rafforzare tale fiducia richiede politiche pubbliche che rendano visibile la capacità della scuola di intervenire, tempi compatibili con l’urgenza percepita dalle famiglie e strumenti giuridici che trasformino il conflitto in processo educativo formalizzato.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sottolinea che la tutela dei minori passa dalla credibilità del sistema educativo. Quando la scuola è riconosciuta come luogo competente nella gestione del conflitto, la reazione privata perde legittimità sociale. Quando invece la scuola appare sola, lenta o priva di risorse, la pressione esterna aumenta e il rischio di episodi come quello di Voghera diventa strutturale.

La risposta non può essere simbolica. Deve essere normativa, professionale ed economica insieme. Solo così la scuola potrà restare uno spazio giuridicamente protetto, pedagogicamente autorevole e socialmente riconosciuto come primo presidio democratico dei diritti.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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