WhatsApp a pagamento? Spunta l’abbonamento che rimuove le pubblicità
Il codice dell'ultima versione beta svela un piano per rimuovere le pubblicità da Stati e Canali tramite un canone mensile opzionale.
L'era della messaggistica interamente gratuita si prepara ad una svolta strutturale. Dall'analisi tecnica della versione 2.26.3.9 emergono le prime conferme tangibili di un WhatsApp a pagamento: una sottoscrizione facoltativa progettata esclusivamente per l'eliminazione delle future inserzioni pubblicitarie.
Le tracce nascoste nel codice dell'aggiornamento
L'infrastruttura tecnica della piattaforma sta subendo modifiche silenziose ma sostanziali. Chi si occupa di analisi del software e reverse engineering ha individuato stringhe inequivocabili all'interno dell'ultima distribuzione beta, specificamente nella versione 2.26.3.9. Non si tratta di semplici voci di corridoio, ma di linee di comando pronte per essere attivate lato server.
Il codice fa riferimento esplicito ad un meccanismo di abbonamento legato alla rimozione degli annunci pubblicitari. Le stringhe di testo individuate recitano messaggi come: "Hai scelto di abbonarti per utilizzare Stati e Canali senza pubblicità". Questo conferma due aspetti cruciali della strategia di Meta:
L'arrivo imminente dell'advertising nelle sezioni Stati e Canali.
L'introduzione di un piano premium per chi desidera mantenere l'esperienza pulita a cui è abituato.
I popup interni, già visibili in alcuni screenshot preliminari, mostrano un'integrazione profonda con l'Account Center di Meta, suggerendo che la gestione della sottoscrizione sarà centralizzata e non limitata alla singola app.
Ipotesi di prezzo per WhatsApp a pagamento e scenari futuri
Sebbene la società di Mark Zuckerberg non abbia ancora rilasciato comunicati ufficiali sul listino prezzi, l'esperienza pregressa con le altre piattaforme del gruppo permette di tracciare stime realistiche. Attualmente, in Europa, è già attivo un modello "pay or okay" per Facebook e Instagram, che permette di rimuovere il tracciamento pubblicitario al costo di 9,99 euro mensili (o cifre variabili in base al dispositivo utilizzato).
Per quanto riguarda specificamente la messaggistica istantanea, gli analisti ipotizzano due scenari economici distinti:
Micro-abbonamento dedicato: Un canone ridotto, stimabile tra i 3 e i 4 euro al mese, giustificato dal fatto che le inserzioni su WhatsApp sarebbero meno invasive rispetto ai feed dei social network.
Pacchetto Unico (Bundle): L'inclusione del servizio "no-ads" di WhatsApp all'interno del canone già esistente per Facebook e Instagram, portando il totale verso una soglia vicina ai 13 euro mensili per l'intero ecosistema Meta.
È fondamentale sottolineare che le funzioni base di chat, chiamate e videochiamate rimarranno gratuitamente accessibili a tutti; il pagamento riguarderà esclusivamente la fruizione dei contenuti multimediali nei Canali e negli Stati senza interruzioni promozionali.
Tempistiche di rilascio e impatto sull'esperienza utente
La presenza di testi già localizzati e finestre di dialogo complete suggerisce che lo sviluppo è in una fase avanzata. Tuttavia, Meta tende a rilasciare queste funzionalità a scaglioni, testandole prima in mercati specifici (spesso non europei) per valutarne la ricezione.
L'introduzione della pubblicità rappresenta un cambiamento epocale per l'app di messaggistica più usata al mondo. Se piattaforme come Telegram hanno già sdoganato la versione Premium con funzionalità aggiuntive, la mossa di WhatsApp sembra più orientata a monetizzare l'enorme base utenti che frequenta le sezioni "social" dell'app (Stati e Canali), preservando la sacralità delle conversazioni private, che rimarranno criptate e, presumibilmente, libere da intromissioni commerciali dirette. Nelle prossime settimane potremmo assistere ai primi test live su gruppi ristretti di utenti Android.