Abusi in una scuola di Milano: chiesti 10 anni per l'ex insegnante di musica

La Procura invoca la condanna per violenza sessuale su minori. Sentenza attesa a febbraio per l’insegnante arrestato in flagranza.

20 gennaio 2026 17:00
Abusi in una scuola di Milano: chiesti 10 anni per l'ex insegnante di musica - Giudice con la bilancia in mano
Giudice con la bilancia in mano
Condividi

La Procura di Milano ha richiesto 10 anni e 4 mesi per un docente di musica imputato di abusi su sette alunne. L’uomo, giudicato con rito abbreviato, era stato fermato dalla Polizia Locale nel 2025 dopo le indagini condotte con microcamere nascoste nell'istituto scolastico.

La requisitoria del PM nel processo per violenza sessuale

Nelle aule del Tribunale di Milano si è consumato un passaggio cruciale per una vicenda che ha scosso profondamente la comunità scolastica locale. Davanti al Giudice per l'Udienza Preliminare (GUP), il Pubblico Ministero ha formulato una richiesta di condanna severa: 10 anni e 4 mesi di reclusione per l'ex insegnante di musica quarantacinquenne. Le accuse che gravano sull'imputato sono pesantissime: violenza sessuale aggravata e adescamento di minori.

Il calcolo della pena proposta dalla pubblica accusa tiene già conto della riduzione di un terzo, un automatismo previsto dalla scelta processuale del rito abbreviato. Questo percorso giudiziario, spesso difficile da comprendere per l'opinione pubblica ma tecnicamente vantaggioso per la celerità del verdetto, permette di arrivare a una decisione sulla base degli atti raccolti durante le indagini preliminari, senza il dibattimento pubblico.

La sentenza definitiva è calendarizzata per il prossimo 5 febbraio, data in cui si stabilirà il destino dell'uomo, attualmente in regime di custodia cautelare in carcere. Va notato che, per garantire il massimo rigore giuridico, la Procura ha distinto le posizioni: condanna richiesta per gli episodi legati a cinque bambine, mentre è stata proposta l'assoluzione per i casi riferiti ad altre due alunne, segno di un vaglio probatorio estremamente puntuale.

Le indagini della Polizia Locale e l'arresto in flagranza

La genesi di questa inchiesta risale al gennaio 2025, quando la dirigente scolastica, raccogliendo i primi segnali di allarme, ha inviato una segnalazione alla Procura. Da quel momento è scattata un'operazione delicatissima condotta dal Nucleo Tutela Donne e Minori della Polizia Locale di Milano. Chi opera nel settore della cronaca giudiziaria sa quanto siano complesse queste investigazioni: serve raccogliere prove inconfutabili senza traumatizzare ulteriormente le piccole vittime.

La svolta è arrivata grazie all'utilizzo di tecnologie investigative avanzate: l'installazione di microcamere all'interno dei locali scolastici. Questi dispositivi hanno permesso agli agenti di documentare i reati in tempo reale, portando all'arresto dell'uomo in flagranza di reato il 10 febbraio 2025. Oltre alle registrazioni video, pilastro dell'accusa, il quadro probatorio è stato rafforzato tramite lo strumento dell'incidente probatorio e le audizioni protette. In questi contesti, le minori vengono ascoltate con l'ausilio di psicologi esperti, una procedura essenziale per cristallizzare la testimonianza rendendola utilizzabile a processo e, al contempo, tutelare l'equilibrio psicofisico delle bambine coinvolte.

Il modus operandi: adescamento e minacce in classe

Dalla lettura degli atti emerge un quadro inquietante sulle modalità con cui il maestro avrebbe approfittato del suo ruolo educativo. Le violenze non avvenivano solo in luoghi appartati come ripostigli o aule vuote, ma, secondo l'accusa, anche all'interno della classe stessa, talvolta in presenza di altri compagni. L'insegnante avrebbe messo in atto una vera e propria strategia di manipolazione psicologica, tecnicamente definita grooming o adescamento.

L'uomo utilizzava dolciumi, merendine e complimenti mirati per abbassare le difese delle vittime, tutte di età inferiore ai 10 anni. A questa fase "seduttiva" seguivano gli abusi fisici, descritti come palpeggiamenti insistenti. Ma l'elemento che denota la gravità della condotta è la pressione psicologica esercitata successivamente: il docente avrebbe minacciato le bambine di bocciatura qualora avessero rivelato quanto accadeva. Le parti civili, che rappresentano le famiglie delle alunne colpite, hanno avanzato una richiesta di risarcimento danni complessiva che sfiora i 450mila euro, a testimonianza dell'impatto devastante che tali eventi hanno avuto sulla vita delle minori e dei loro genitori.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail