Accorpamento scuole Benevento: scatta la protesta
Docenti e famiglie manifestano contro la fusione degli istituti Sant’Angelo a Sasso e Moscati, temendo disagi gestionali e sovraffollamento.
La recente delibera regionale sul nuovo assetto educativo ha innescato una vibrante mobilitazione cittadina contro l'accorpamento scuole Benevento. Docenti e genitori temono la creazione di un mega-istituto ingestibile da 1.700 alunni.
Il dissenso in piazza: le ragioni del no alla fusione
Una parte significativa della comunità educante del capoluogo sannita ha scelto di alzare la voce, portando il proprio dissenso direttamente nelle strade. Al centro della controversia vi è la decisione della Giunta Regionale di procedere all'unificazione di due storiche realtà scolastiche: l’Istituto Comprensivo Sant’Angelo a Sasso e l’Istituto Giuseppe Moscati. La manifestazione ha visto sfilare fianco a fianco insegnanti, personale ATA, studenti e famiglie, uniti dalla preoccupazione per quello che viene percepito come un intervento calato dall'alto, privo di una reale valutazione dell'impatto sul territorio.
Secondo i manifestanti, la criticità principale risiede nelle dimensioni sproporzionate che assumerebbe il nuovo soggetto giuridico. Le stime parlano chiaro: la fusione genererebbe un colosso scolastico con una popolazione di circa 1.700 studenti e un organico docenti e amministrativo estremamente vasto. A preoccupare non sono solo i numeri, ma la logistica: la nuova entità si troverebbe a dover gestire ben sei plessi dislocati in aree differenti della città. Una frammentazione che, secondo l'esperienza di chi vive la scuola quotidianamente, rischia di paralizzare l'organizzazione didattica e di abbassare la qualità dell'offerta formativa.
Accorpamento scuole Benevento: il vertice in Prefettura
Il momento di tensione civile si è trasformato in un passaggio istituzionale quando il corteo ha raggiunto il Palazzo del Governo. Qui, una delegazione rappresentativa delle diverse anime della protesta — composta da genitori e docenti — ha ottenuto un'udienza con il Prefetto di Benevento, Raffaela Moscarella. L'incontro ha segnato un punto di svolta nella narrazione della giornata: non più solo slogan, ma un confronto formale per esporre le criticità tecniche e sociali dell'operazione.
L'obiettivo della delegazione era chiaro: sollecitare un intervento super partes che possa riaprire il dialogo con gli enti decisori. La comunità scolastica chiede che le peculiarità dei due istituti vengano tutelate e che si eviti una razionalizzazione basata su meri calcoli numerici, che spesso non tengono conto delle complesse dinamiche di quartiere e delle esigenze specifiche degli alunni, specialmente in un contesto urbano che necessita di presidi educativi capillari e non di macro-strutture centralizzate.
La posizione sindacale e i rischi del dimensionamento
A dare corpo politico e sindacale alla vertenza è intervenuta la FLC CGIL, rappresentata dalla segretaria generale Evelina Viele. L'analisi del sindacato sposta l'attenzione dal caso specifico al quadro generale del dimensionamento scolastico in Campania. Viele ha ribadito con forza che la difesa delle scuole funzionanti non deve essere interpretata come una resistenza ideologica al cambiamento, bensì come un atto di responsabilità civica verso il futuro dell'istruzione pubblica.
"È necessario aprire al più presto un confronto istituzionale reale con la Regione Campania, l’Ufficio Scolastico Regionale e gli enti locali", ha dichiarato la segretaria, sottolineando come le decisioni prese senza il coinvolgimento delle parti sociali rischino di creare danni strutturali a lungo termine. La richiesta è quella di una moratoria o di una revisione del piano, affinché l'efficienza amministrativa non prevalga sul diritto allo studio e sulla serenità lavorativa del personale scolastico, già messo a dura prova da anni di riforme continue.