Allarme università pubblica, M5S: 'A rischio 35mila posti'

Antonio Caso (M5S) denuncia manovre governative e tagli che minacciano la ricerca: sistema accademico statale verso il collasso.

04 febbraio 2026 11:00
Allarme università pubblica, M5S: 'A rischio 35mila posti' - Antonio Caso
Antonio Caso
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Il futuro dell’università pubblica appare sempre più incerto. Le opposizioni, attraverso le parole di Antonio Caso, denunciano una strategia governativa fatta di tagli lineari che potrebbero cancellare migliaia di posizioni lavorative entro il 2026, smantellando la ricerca statale a favore del comparto privato.

La denuncia del M5S: risorse sottratte e giochi contabili

Durante una recente conferenza stampa congiunta delle opposizioni tenutasi a Roma, è emerso un quadro a tinte fosche per l'istruzione terziaria in Italia. A lanciare l'allarme è stato Antonio Caso, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura alla Camera, il quale ha analizzato nel dettaglio le recenti manovre finanziarie dell'esecutivo.

Secondo l'esponente pentastellato, ci troviamo di fronte a una gestione delle risorse basata su "giochi contabili" piuttosto che su investimenti strutturali. Le politiche attuali, lungi dal rafforzare l'accademia, starebbero erodendo le fondamenta stesse del sistema. La critica si concentra sulla discrepanza tra le narrazioni ufficiali e la realtà dei bilanci: le risorse fondamentali vengono drenate, mettendo gli atenei nell'impossibilità di pianificare il futuro. Non si tratta solo di cifre, ma della tenuta democratica di un'istituzione che dovrebbe garantire l'ascensore sociale.

L'impatto sull'università pubblica: precariato e fuga di cervelli

Il cuore della problematica risiede nelle proiezioni occupazionali per il biennio 2025-2026. Le stime presentate indicano che circa 35mila lavoratori del comparto accademico rischiano di perdere il proprio posto. Una cifra spaventosa che, se confermata, rappresenterebbe un colpo mortale per la capacità dell'università pubblica di trattenere le eccellenze.

Il cosiddetto "piano straordinario di assunzioni" sbandierato dal governo viene bollato da Caso come una misura palliativa, insufficiente a coprire persino il turnover naturale, figuriamoci a sanare la piaga del precariato storico nella ricerca. Chi vive quotidianamente la realtà accademica sa bene che senza una stabilizzazione dei ricercatori e del personale tecnico-amministrativo, i laboratori si svuotano e i progetti si fermano. Il rischio concreto è un'accelerazione della fuga di cervelli verso l'estero, dove le competenze italiane sono ambite e retribuite adeguatamente, lasciando il nostro Paese privo delle risorse intellettuali necessarie allo sviluppo.

Il divario crescente tra atenei statali e istituti telematici

Un altro punto nevralgico sollevato riguarda lo sbilanciamento politico verso il settore privato. L'accusa mossa al governo è quella di favorire sistematicamente le università telematiche e gli istituti privati a discapito delle storiche istituzioni statali. Questo spostamento di asse non è solo economico, ma ideologico: mercificare l'istruzione superiore significa trasformare il sapere da diritto universale a servizio a pagamento.

L'università pubblica, come ribadito dal deputato M5S, rappresenta un pilastro insostituibile per la democrazia e lo sviluppo dell'Italia. Se questo pilastro dovesse crollare sotto il peso dei tagli e dell'incuria politica, le conseguenze ricadrebbero sull'intero tessuto sociale. La battaglia per la salvaguardia dell'istruzione libera e accessibile è appena iniziata, e la posta in gioco è la sopravvivenza stessa della ricerca indipendente nel nostro Paese.

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