Allarme Università pubblica: M5S attacca i tagli decisi dal Governo

Antonio Caso (M5S) denuncia la strategia dell'esecutivo: fondi ridotti e rischio disoccupazione per i ricercatori alla fine del PNRR.

20 gennaio 2026 19:30
Allarme Università pubblica: M5S attacca i tagli decisi dal Governo - Antonio Caso
Antonio Caso
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Il capogruppo M5S Antonio Caso, da Napoli, denuncia quello che definisce lo smantellamento dell'Università pubblica. Al centro delle critiche: i tagli del Governo Meloni, le riforme strutturali controversi e il destino incerto di migliaia di ricercatori PNRR.

La denuncia: verso la privatizzazione dell'Università pubblica?

Nel corso di un articolato intervento tenutosi presso l’Università Federico II di Napoli, durante l'iniziativa sindacale “Precarietà, Risorse, Autonomia: le mani sull’Università” promossa dalla FLC-CGIL, si è riacceso il dibattito sul futuro dell'istruzione superiore in Italia. Antonio Caso, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione cultura alla Camera, ha delineato un quadro a tinte fosche riguardante le attuali manovre dell'esecutivo. L'analisi politica suggerisce che le azioni del governo non siano frutto di decisioni isolate, ma parte di un disegno organico volto a ridefinire gli equilibri del sistema accademico.

Secondo l'esponente pentastellato, le modifiche alla governance degli atenei, unite alla discussa riforma dell’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) e alla prospettata abolizione dell’ASN (Abilitazione Scientifica Nazionale), rappresentano tasselli di una strategia precisa. L'obiettivo, stando alle parole di Caso, sarebbe l'indebolimento strutturale dell'istruzione statale per dirottare risorse e prestigio verso il settore privato e le università telematiche. In questa prospettiva, l'università cesserebbe di essere un bene comune diffuso per trasformarsi in un sistema elitario, accessibile a pochi e meno garantito nella sua indipendenza scientifica.

Il baratro del 2026: ricercatori PNRR e fondi a rischio

Un secondo, cruciale capitolo dell'allarme lanciato riguarda la bomba a orologeria del precariato. Il sistema della ricerca italiano, attualmente dopato dai finanziamenti straordinari del PNRR, si sta dirigendo verso una scadenza critica fissata per il 2026. Senza un piano di stabilizzazione strutturale, decine di migliaia di ricercatori precari, oggi impiegati grazie ai fondi europei, potrebbero trovarsi improvvisamente privi di occupazione.

La mancanza di una visione a lungo termine da parte del Ministero dell'Università rischia di disperdere un capitale umano inestimabile, formato con risorse pubbliche e pronto a essere espulso dal circuito accademico. Caso ribadisce come l'ateneo non debba essere considerato un'azienda, bensì un "pilastro della democrazia", essenziale per lo sviluppo del pensiero critico. L'appello finale è rivolto alla costruzione di un'alternativa politica e sociale che possa invertire la rotta, garantendo sopravvivenza e dignità all'accademia italiana.

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