Caos Semestre filtro Medicina: rischio annullamento concreto al Tar

Gli avvocati denunciano gravi irregolarità e violazioni dell’anonimato: il test per l’accesso alla facoltà medica verso il ribaltamento giudiziario.

14 gennaio 2026 15:00
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Un'ombra giudiziaria incombe sul futuro del semestre filtro di Medicina. Secondo i legali del comitato promotore del ricorso, esistono prove schiaccianti che potrebbero portare il Tar del Lazio a invalidare le prove d'accesso, gettando nel caos migliaia di aspiranti camici bianchi e il Ministero dell'Università.

La denuncia di "Medicina senza filtri": riforma sotto accusa

Durante una conferenza stampa tenutasi alla Camera dei Deputati, è emerso uno scenario allarmante per il governo e per la titolare del dicastero, Anna Maria Bernini. L'avvocato Francesco Leone, figura di spicco dello studio legale Leone-Fell e membro del comitato Medicina senza filtri, ha definito l'attuale assetto normativo una "fake news" istituzionale. Affiancato da esponenti politici di +Europa e Radicali Italiani, tra cui Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, il legale ha sottolineato come la promessa di abolire il numero chiuso sia stata disattesa, mantenendo in vita sia i quiz a risposta multipla che le barriere all'ingresso. Le irregolarità riscontrate non avrebbero precedenti negli ultimi quindici anni, rendendo l'ipotesi di un azzeramento della procedura da parte dei giudici amministrativi non solo possibile, ma altamente probabile.

Semestre filtro Medicina: il fallimento numerico e il decreto correttivo

I dati relativi agli esiti delle prove restituiscono l'immagine di un sistema in affanno. Soltanto 7.000 candidati sarebbero riusciti a superare il blocco delle tre prove previste, una cifra irrisoria se confrontata con i circa 17.000 posti disponibili negli atenei italiani. Di fronte a questo evidente flop, il Ministero dell'Università ha tentato una corsa ai ripari varando, lo scorso 22 dicembre, un provvedimento d'urgenza che ha modificato in corsa le regole d'ingaggio. Secondo l'avvocata Simona Fell, tale mossa, pensata per inserire in graduatoria anche chi non aveva superato i test, violerebbe palesemente la legge delega. Inoltre, la decisione di chiudere le assegnazioni il 28 gennaio, bloccando di fatto gli scorrimenti, rischia di lasciare vacanti migliaia di banchi, alimentando un contenzioso legale che potrebbe estendersi ai tribunali regionali.

Violazioni della sicurezza e utilizzo di smartphone in aula

Il cuore del ricorso amministrativo risiede nella presunta mancanza di controlli adeguati durante lo svolgimento dei test. Nonostante le ripetute richieste di installare metal detector ai varchi d'accesso, tali misure di sicurezza sono state ignorate, permettendo – secondo l'accusa – l'ingresso di dispositivi elettronici nelle aule. Le prove raccolte dai legali includerebbero documentazione fotografica e video relativa alle sessioni del 20 novembre e del 10 dicembre, che attesterebbe l'uso di smartphone per copiare le risposte.

Le criticità segnalate riguardano diversi aspetti procedurali:

  • Assenza di strumentazione per il rilevamento di dispositivi elettronici.

  • Testimonianze dirette di candidati che hanno infranto le regole.

  • Anomalie statistiche nella concentrazione di voti alti in specifici atenei, tra cui Catanzaro, Catania e la Federico II di Napoli.

L'anonimato a rischio e la giurisprudenza del Consiglio di Stato

Un ulteriore elemento che potrebbe determinare l'illegittimità della procedura riguarda la tutela dell'anonimato, principio cardine dei concorsi pubblici. I candidati sono stati identificati tramite un semplice codice numerico apposto sulla scheda anagrafica e sulla griglia delle risposte, un metodo considerato debole e facilmente aggirabile rispetto ai più sicuri codici a barre o sistemi con patina argentata. La mancata procedura di imbustamento personale dei compiti avrebbe inoltre esposto gli elaborati alla possibile identificazione da parte dei commissari. Su questo punto, la giurisprudenza del Consiglio di Stato appare granitica: qualora vi sia anche solo il pericolo astratto di associazione tra nome ed elaborato, la procedura è viziata. Se il Tar del Lazio confermasse questa linea interpretativa, l'intero impianto del nuovo test d'ingresso potrebbe crollare.

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