Appello del CNDDU a Valditara su ISEE 2026 e docenti fuorisede

Il CNDDU chiede modifiche all'ISEE 2026 per tutelare i docenti fuorisede penalizzati dai costi di affitto e dalla prima casa.

A cura di Redazione Redazione
05 gennaio 2026 11:00
Appello del CNDDU a Valditara su ISEE 2026 e docenti fuorisede - ISEE
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La riforma dell'ISEE 2026 presenta luci e ombre. Il CNDDU evidenzia come l'attuale calcolo penalizzi i docenti fuorisede, ignorando le spese reali per l'affitto e la mobilità. Serve garantire equità sociale a chi garantisce il diritto allo studio, correggendo distorsioni tecniche.

ISEE 2026 e scuola: quando l’equità resta sulla carta. Appello e proposte al Ministro Valditara

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario approfondire le riflessioni emerse in merito alla riforma dell’ISEE 2026, collocandole all’interno di una cornice più ampia che riguarda la scuola pubblica, il lavoro docente e la tutela dei diritti sociali fondamentali.

La revisione dell’ISEE, così come delineata dalla Legge di Bilancio 2026, introduce correttivi importanti sul piano tecnico, ma continua a mostrare limiti strutturali quando viene applicata a categorie professionali che vivono condizioni di fragilità non riconducibili esclusivamente al reddito o al patrimonio formale. Tra queste, i docenti di ruolo fuorisede rappresentano un caso emblematico.

Nel sistema scolastico italiano, la stabilità contrattuale non coincide con la stabilità esistenziale. Migliaia di insegnanti sono costretti per anni a lavorare lontano dalla propria residenza anagrafica, spesso in grandi aree urbane caratterizzate da costi elevatissimi per affitti, trasporti e servizi essenziali. La presenza di una prima casa di proprietà, magari situata in un’altra regione e abitata da familiari anziani o inutilizzata, diventa nel calcolo ISEE un fattore penalizzante, pur non rappresentando una reale risorsa economica disponibile.

Da un punto di vista dei Diritti Umani, questa impostazione solleva una questione di giustizia sostanziale: l’uguaglianza formale non garantisce equità se non tiene conto delle condizioni materiali di vita. Il rischio concreto è che docenti con redditi medio-bassi vengano esclusi dall’accesso a prestazioni sociali agevolate, sostegni per la genitorialità, servizi educativi per l’infanzia o misure di welfare integrativo, proprio nel momento in cui lo Stato richiede loro un impegno professionale elevato e una mobilità forzata.

Il Coordinamento osserva inoltre come la scuola venga sistematicamente chiamata a educare alla cittadinanza, alla legalità e alla dignità della persona, mentre chi vi opera sperimenta una progressiva compressione dei propri diritti sociali. Questa contraddizione rischia di indebolire la credibilità stessa delle istituzioni educative e di alimentare un senso diffuso di frustrazione e disaffezione.

Alla luce di queste considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si apra un confronto serio e strutturato sulle ricadute sociali dell’ISEE 2026 per il personale scolastico.

In particolare, si avanzano alcune proposte concrete:

  • Riconoscimento dello status di docente fuorisede ai fini ISEE, con l’introduzione di correttivi che tengano conto delle spese aggiuntive documentabili per affitto, trasporti e doppia domiciliazione.

  • Parziale esclusione della prima casa non abitata dal docente dal patrimonio rilevante, quando essa non costituisce una fonte di reddito né un bene effettivamente disponibile.

  • Introduzione di una franchigia specifica per il personale scolastico, analogamente a quanto avviene per altre categorie, in ragione della funzione pubblica svolta e della mobilità forzata legata al sistema di reclutamento.

  • Tavolo permanente di confronto tra Ministero, rappresentanze professionali e associazioni di docenti, per monitorare l’impatto delle politiche fiscali e sociali sul mondo della scuola.

  • Integrazione del principio di equità sostanziale nelle politiche educative, affinché le misure di welfare non penalizzino chi garantisce quotidianamente il diritto all’istruzione.

Il Coordinamento ritiene che investire nella dignità dei docenti non sia una concessione, ma una scelta strategica per il futuro del Paese. Una scuola giusta si costruisce anche attraverso politiche fiscali e sociali che riconoscano il valore umano e professionale di chi vi lavora.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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