Appello su doppio canale di reclutamento e mobilità intercompartimentale
La mobilità intercompartimentale torna al centro: servono stabilizzazione, tutele e riforme per docenti e personale ATA.
La mobilità intercompartimentale è una leva indispensabile per dare risposta a precariato, burnout e carichi di lavoro nella scuola. Il Comitato Precari Uniti per la Scuola chiede al Governo riforme strutturali, stabilizzazione del personale e reali opportunità di transito nella Pubblica Amministrazione.
Mmobilità intercompatimentale negata: la scuola chiede una svolta
La scuola italiana è ormai al limite della sostenibilità.
Il perdurare del precariato strutturale, l’aumento dei carichi di lavoro e la diffusione di condizioni di stress e burnout tra docenti e personale ATA non rappresentano più un’emergenza temporanea, ma una condizione stabile del sistema.
Il quadro numerico è eloquente: i docenti a tempo indeterminato sono circa 700.000. A fronte di ciò, il personale precario e con contratti a termine ha raggiunto livelli record, tra 230.000 e 250.000 lavoratori, con un impatto diretto su altrettante famiglie coinvolte in una condizione di instabilità professionale e sociale non più sostenibile.
A questi dati si aggiunge il personale ATA, che conta circa 200.000 lavoratori ogni anno tra organico di ruolo e precario (circa il 25% del totale in servizio), componente essenziale ma spesso invisibile del funzionamento delle scuole.
In questo contesto, il dibattito sul disegno di legge relativo al “doppio canale di reclutamento”, promosso dalla Senatrice Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia, riporta al centro la necessità di un sistema stabile, equo e trasparente di immissione in ruolo del personale docente.
Il doppio canale, con la ripartizione al 50% tra graduatorie concorsuali e Graduatorie Provinciali per le Supplenze, rappresenta una risposta concreta a un sistema che si regge da anni sulla reiterazione dei contratti a termine, con conseguenze sociali, economiche e giuridiche non più ignorabili anche in sede europea.
La stabilizzazione del personale non è una concessione, ma un atto di giustizia e di buon funzionamento del sistema scolastico.
Accanto a questo, non è più rinviabile una riflessione seria sulla mobilità intercompartimentale del personale docente e ATA.
In un sistema pubblico rigido e chiuso, la possibilità di transitare verso altri comparti della Pubblica Amministrazione non deve essere considerata un’eccezione, ma uno strumento ordinario di gestione delle risorse lavorative.
Una simile misura avrebbe tre effetti immediati e strutturali: contribuire all’assorbimento del precariato storico, favorire un necessario ricambio generazionale nella scuola e ridurre in modo significativo i fenomeni di burnout che oggi compromettono la qualità del lavoro e, di conseguenza, dell’offerta formativa.
Alla luce di tutto ciò, il Comitato Precari Uniti per la Scuola rivolge un appello al Presidente del Consiglio, Onorevole Giorgia Meloni, e al Governo affinché si interrompa la stagione delle soluzioni frammentarie e contraddittorie che, negli anni, hanno alimentato precarietà e ridotto i diritti di mobilità del personale scolastico.
Continuare a rinviare significa aggravare una crisi già evidente, scaricando sul personale il peso di un sistema che necessita con urgenza di riforme strutturali, coraggiose e non più procrastinabili.
COMITATO PRECARI UNITI PER LA SCUOLA
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