Approvato alla Camera il Decreto Fiscale 2026: cosa cambia per tasse, multe e imprese

Il Decreto Fiscale 2026 diventa legge: nuove regole su partite IVA, rottamazione quinquies, tributi locali, iperammortamento e pacchi extra-UE.

21 maggio 2026 09:00
Approvato alla Camera il Decreto Fiscale 2026: cosa cambia per tasse, multe e imprese  -
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Il Decreto Fiscale 2026 ha ottenuto il via libera definitivo della Camera con 132 voti favorevoli e 81 contrari, dopo l’approvazione già arrivata dal Senato. Il testo introduce interventi su tasse, imprese e multe, correggendo diverse norme fiscali collegate alla manovra economica. Il provvedimento è stato però contestato dalle opposizioni, che lo definiscono un decreto “omnibus”, cioè composto da misure molto diverse tra loro e privo di una riforma organica del sistema fiscale.

Decreto Fiscale 2026 e concordato preventivo biennale

Una delle novità principali riguarda il concordato preventivo biennale, lo strumento che permette alle partite IVA di concordare in anticipo il reddito su cui pagare le imposte. Il Decreto Fiscale 2026 introduce limiti agli aumenti richiesti dal Fisco per i contribuenti con punteggi ISA più bassi: l’incremento massimo sarà del 30% per chi ha un punteggio tra 6 e 8, e del 35% per chi si colloca sotto 6. La misura punta a rendere più sostenibile l’adesione al patto fiscale. La scadenza per aderire viene inoltre spostata al 31 ottobre.

Rottamazione quinquies per Imu, Tari e multe

Il decreto amplia la rottamazione quinquies anche ai debiti legati a tributi locali, IMU, Tari e multe stradali maturati tra il 2000 e il 2023. L’adesione, però, non sarà automatica: saranno Comuni e Regioni a decidere se applicare la misura entro il 30 giugno. Per i contribuenti che sceglieranno di regolarizzare la propria posizione è prevista anche una tolleranza di cinque giorni su alcune scadenze di pagamento. Per le multe stradali, lo sconto riguarda soprattutto interessi e aggi, non sempre l’importo originario della sanzione.

Imprese, iperammortamento e pacchi extra-UE

Per le imprese, il Decreto Fiscale 2026 elimina il vincolo del “Made in UE” per accedere all’iperammortamento sugli investimenti in macchinari tecnologici. Il beneficio potrà quindi riguardare beni acquistati anche fuori dall’Unione europea, con validità estesa fino a settembre 2028. Slitta invece al 30 giugno la tassa da 2 euro sui piccoli pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-UE, per consentire l’adeguamento dei sistemi doganali. Rinviata anche l’applicazione delle nuove ritenute sulle provvigioni delle agenzie di viaggio.

Le critiche politiche al provvedimento

Il via libera al Decreto Fiscale 2026 non ha spento le polemiche. Le opposizioni accusano il governo di aver scelto ancora una volta la strada di sanatorie, condoni e interventi frammentati, senza affrontare nodi strutturali come pressione fiscale, produzione industriale, caro energia e difficoltà delle famiglie. Tra i punti più contestati c’è anche il metodo: il testo è stato blindato per accelerare la conversione, alimentando le critiche sul ruolo del Parlamento e sull’uso dei decreti d’urgenza. Resta fuori, invece, la stretta contro il telemarketing aggressivo, trasformata in un semplice ordine del giorno.

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