Asilo di Formello, tutela dei bambini e responsabilità educativa

Asilo di Formello: il caso richiama l’urgenza di una scuola fondata su ascolto, formazione, sicurezza emotiva e piena tutela dei diritti dei bambini.

A cura di Redazione Redazione
20 giugno 2026 12:30
Asilo di Formello, tutela dei bambini e responsabilità educativa - prof. Romano Pesavento
prof. Romano Pesavento
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Asilo di Formello impone una riflessione: sicurezza, rispetto e formazione devono guidare ogni esperienza scolastica. Il CNDDU richiama una tutela dell'infanzia fondata su ascolto, prevenzione e responsabilità educativa.

Asilo di Formello: quando l'educazione tradisce la sua missione. "La tutela dell'infanzia non può limitarsi alla repressione, ma deve diventare cultura educativa"

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione e sincera vicinanza ai bambini e alle loro famiglie in seguito alla sentenza di condanna emessa nei confronti delle due insegnanti riconosciute responsabili di maltrattamenti ai danni di alunni di tre e quattro anni in un asilo di Formello.

La vicenda, documentata dalle immagini raccolte attraverso le telecamere installate dopo le segnalazioni dei genitori, restituisce uno scenario che va ben oltre la rilevanza giudiziaria dei fatti. Essa pone interrogativi radicali sul significato dell'educare, sulla qualità delle relazioni nei contesti scolastici e sulla responsabilità collettiva di garantire ai bambini ambienti realmente fondati sulla sicurezza emotiva, sul rispetto della persona e sulla fiducia.

L'infanzia rappresenta la fase più delicata dello sviluppo umano: è il tempo in cui il bambino costruisce l'immagine di sé, dell'altro e del mondo. In questa prospettiva, ogni gesto educativo assume un valore strutturante. Le parole umilianti, le urla, le minacce e le aggressioni fisiche non costituiscono soltanto episodi di violenza, ma alterano profondamente il processo attraverso il quale il bambino apprende il significato dell'autorità, della convivenza e della dignità personale. Quando la figura educativa diventa fonte di paura anziché di protezione, viene incrinata quella fiducia primaria sulla quale si fondano la crescita affettiva, l'autostima e la capacità di instaurare relazioni equilibrate.

Colpisce, in questa vicenda, il fatto che alcuni bambini abbiano riprodotto nel contesto familiare gli insulti e gli atteggiamenti osservati a scuola. Si tratta di un fenomeno che evidenzia quanto i modelli relazionali siano interiorizzati precocemente e come la violenza, quando proviene da figure adulte investite di autorevolezza, rischi di essere percepita come modalità ordinaria di comunicazione e gestione dei conflitti. L'educazione, infatti, non si trasmette esclusivamente attraverso i contenuti, ma soprattutto mediante l'esempio quotidiano.

Occorre evitare la tentazione di interpretare questi episodi come il semplice risultato della condotta individuale di pochi operatori. Sarebbe una lettura riduttiva. È necessario interrogarsi anche sulle condizioni organizzative, sul sostegno professionale agli insegnanti, sulla qualità della formazione iniziale e permanente, sulla capacità delle istituzioni scolastiche di prevenire situazioni di disagio professionale e di promuovere una cultura della riflessività educativa.

L'insegnamento nella scuola dell'infanzia richiede competenze relazionali di altissimo livello, equilibrio emotivo, capacità di gestione dello stress e consapevolezza della responsabilità etica connessa alla cura educativa. Investire nella formazione continua non significa soltanto aggiornare metodologie didattiche, ma costruire spazi permanenti di confronto, supervisione pedagogica e sostegno psicologico, affinché il benessere degli educatori diventi parte integrante della qualità dell'offerta formativa.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce che la scuola è il primo presidio di cittadinanza democratica. La tutela dei diritti dell'infanzia non può essere affidata esclusivamente agli strumenti repressivi, pur indispensabili quando vengono accertate responsabilità penali. Essa richiede una progettualità educativa sistemica che coinvolga istituzioni, dirigenti scolastici, docenti, famiglie e servizi territoriali in un'alleanza fondata sulla corresponsabilità.

Per questa ragione riteniamo necessario rafforzare, già a partire dalla formazione universitaria e dai percorsi di accesso alla professione docente, l'educazione ai diritti umani, alla comunicazione non violenta, all'intelligenza emotiva, alla prevenzione del burnout e alla gestione costruttiva delle dinamiche relazionali. Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere procedure di ascolto efficaci per le famiglie e sistemi di monitoraggio che consentano di intercettare tempestivamente eventuali segnali di disagio.

Ogni bambino ha diritto a entrare a scuola con la certezza di trovare adulti capaci di accogliere, comprendere e accompagnare la sua crescita. La qualità di una società si misura anche dalla cura che riserva ai suoi cittadini più piccoli. Ogni violazione di questo principio rappresenta una ferita che riguarda l'intera comunità civile e richiama tutti a una responsabilità educativa condivisa.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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