Assegnazioni provvisorie 2026: ecco le richieste del CNDDU

Le assegnazioni provvisorie 2026 riaccendono lo scontro tra ricongiungimento familiare e tutela dell'esperienza dei docenti di ruolo.

23 giugno 2026 16:00
Assegnazioni provvisorie 2026: ecco le richieste del CNDDU - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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Le assegnazioni provvisorie 2026 tornano al centro del confronto sindacale. Il CNDDU chiede una revisione del nuovo CCNI: l'attuale impianto rischia di sacrificare l'esperienza e il merito dei docenti con lunga carriera a vantaggio di chi ha pochi anni di servizio. Una questione che tocca equità, diritti e principi costituzionali, e riguarda migliaia di insegnanti di ruolo.

Assegnazioni provvisorie 2026 e il nodo del nuovo contratto

Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani osserva con preoccupazione la definizione del nuovo CCNI sulle assegnazioni provvisorie. Nessuno mette in dubbio il valore di questo strumento, nato per garantire il ricongiungimento familiare e l'assistenza alle persone fragili. Il problema sorge quando una misura pensata come eccezionale e temporanea si ripete ogni anno con le stesse modalità. Così produce effetti stabili di disparità tra docenti dello stesso ruolo, alterando l'equilibrio con la professionalità maturata sul campo.

Il caso della classe di concorso A046

In alcune classi di concorso il fenomeno appare ormai consolidato. È il caso della A046 – Discipline giuridiche ed economiche, dove da oltre dieci anni molti docenti con anzianità minima ottengono spostamenti interprovinciali. Nel frattempo colleghi con venti o trent'anni di servizio restano bloccati. A pesare poco sono elementi come:

  • il punteggio elevato accumulato negli anni;

  • la continuità didattica e la presenza stabile nello stesso istituto;

  • master, specializzazioni e ulteriori lauree;

  • gli incarichi professionali e l'aggiornamento costante.

Una disparità che alimenta un senso di ingiustizia.

Quando l'esperienza professionale viene azzerata

Il dato più critico riguarda il valore dell'esperienza. L'attuale disciplina contrattuale finisce per azzerare l'anzianità di servizio, i titoli culturali e il punteggio costruito in anni di lavoro. Diventano irrilevanti anche l'impegno nella formazione continua e la continuità educativa. È una scelta che solleva dubbi sulla ragionevolezza amministrativa e sulla valorizzazione del merito, il principio che il Ministero dell'Istruzione e del Merito pone al centro delle proprie politiche. Il rischio è una disparità percepita come discriminazione.

La Legge 104 e i controlli sui requisiti

Il sindacato precisa di non voler intaccare la Legge 104 del 1992, presidio di civiltà a tutela delle persone con disabilità. Proprio per questo ne chiede un'applicazione rigorosa e trasparente. Molti verbali di riconoscimento della gravità, ai sensi dell'articolo 3 comma 3, sono infatti sottoposti a revisione da parte delle Commissioni medico-legali dell'INPS. Appare quindi doveroso che anche le procedure sulle assegnazioni prevedano verifiche puntuali sulla permanenza effettiva dei requisiti, evitando che situazioni non aggiornate incidano sulle legittime aspettative di altri lavoratori.

Le proposte del CNDDU al Ministero

Per superare queste criticità il sindacato avanza richieste precise. L'obiettivo è far convivere il diritto al ricongiungimento con la valorizzazione del percorso professionale. Le proposte principali sono:

  • introdurre nel nuovo CCNI sistemi di ponderazione che riconoscano servizio, punteggio e continuità;

  • avviare un monitoraggio nazionale delle assegnazioni interprovinciali per classi di concorso;

  • garantire la trasparenza dei dati sulle anomalie statistiche segnalate per la A046.

Il CNDDU rivolge infine un appello al Ministro Giuseppe Valditara, perché il merito non resti escluso da una procedura che incide sulla vita di tanti docenti.

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