Riforma degli istituti tecnici: decreto contestato, il M5S chiede uno stop immediato

La riforma degli istituti tecnici scatena proteste: M5S chiede il rinvio del decreto sulle classi di concorso.

19 giugno 2026 19:00
Riforma degli istituti tecnici: decreto contestato, il M5S chiede uno stop immediato -
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La riforma degli istituti tecnici continua a fare discutere. Tra scioperi degli scrutini, adozione alternativa dei libri di testo e ricorsi in arrivo, il clima nelle scuole è sempre più teso. Al centro della polemica c'è un decreto sulle classi di concorso, firmato ad aprile ma reso noto solo a giugno: per molti addetti ai lavori, non basta.

Riforma degli istituti tecnici: le critiche del M5S

Antonio Caso, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura alla Camera, è netto nella sua valutazione. «Il decreto introduce correttivi tardivi e insufficienti. Sebbene in alcuni casi riduca il rischio di soprannumerari, non restituisce le ore tagliate né garantisce stabilità alle cattedre e agli organici. Questo non è un intervento risolutivo, ma un palliativo che aggrava il disagio nelle scuole». Una critica che non riguarda solo l'attuazione pratica, ma l'intero impianto concettuale della riforma. Il nuovo modello, secondo Caso, riduce le ore dedicate a discipline fondamentali e introduce insegnamenti ancora poco definiti, con il concreto rischio di impoverire il percorso formativo.

Un modello "aziendalista" che penalizza la qualità

Per il deputato pentastellato, la direzione intrapresa è sbagliata alla radice. «Si sta piegando l'istruzione tecnica a una logica aziendalista – sottolinea Caso – sacrificando la qualità della formazione sull'altare di esigenze economiche e produttive». Una visione che, secondo il M5S, mette a rischio non solo la qualità dell'insegnamento, ma anche la coerenza dei percorsi formativi offerti agli studenti. Le famiglie lo avvertono chiaramente: molte si stanno organizzando per presentare ricorsi straordinari, poiché l'offerta formativa per cui avevano iscritto i propri figli è stata modificata a posteriori, generando confusione e malcontento diffuso.

Il caso Trentino e la questione del rinvio

Il Governo ha finora giustificato l'impossibilità di un rinvio con gli impegni assunti nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ma il M5S contesta anche questo argomento. «Non è vero che non si possa posticipare – spiega Caso –. Basti guardare al caso del Trentino, dove il Ministero ha autorizzato lo slittamento della riforma al 2027/2028. Certo, l'autonomia speciale rende la situazione diversa, ma dimostra che una proroga è fattibile». Un precedente che, secondo i critici, smonta la narrativa dell'inevitabilità e apre la strada a una riflessione più ampia sulle tempistiche dell'intera riforma.

La richiesta al Ministro Valditara

Il Movimento 5 Stelle chiede al Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara di rivedere le tempistiche e aprire un confronto reale con tutte le parti coinvolte: scuole, docenti, studenti e famiglie. «Non si tratta solo di un appello – conclude Caso –. È una necessità per garantire un futuro migliore ai nostri giovani. Continuare su questa strada significherebbe ignorare le legittime preoccupazioni di chi vive ogni giorno la scuola». La questione resta aperta. Riuscirà il Governo a trovare un equilibrio tra le esigenze del PNRR e quelle della comunità scolastica? Il tempo stringe e le risposte tardano ad arrivare.

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