Assegno di quiescenza in ritardo di oltre un anno: Anief pronta ai ricorsi per i neo-pensionati
Assegno di quiescenza erogato con oltre un anno di ritardo: Anief annuncia ricorsi anche per i neo-pensionati della scuola.
L'assegno di quiescenza arriva con oltre un anno di ritardo per molti lavoratori della scuola usciti dal servizio. Il sindacato Anief giudica la situazione inammissibile e apre i ricorsi anche ai neo-pensionati, oltre a quelli già avviati per i precari. Una scelta che vuole tutelare chi attende ancora il primo pagamento.
Assegno di quiescenza in ritardo oltre ogni tolleranza
Secondo quanto riportato da La Stampa, alcuni ex dipendenti hanno atteso anche più di dodici mesi per ricevere il primo assegno di quiescenza dopo l'uscita dal lavoro. L'INPS ha spiegato che i ritardi dipenderebbero dalla carenza di personale. Ma non si tratta di casi isolati: il quotidiano sottolinea che non sono storie sfortunate «perché sono centinaia i casi segnalati in Piemonte». Molti restano senza entrate pur avendo maturato il diritto al trattamento pensionistico.
I ricorsi Anief già vinti
Nei mesi scorsi gli avvocati Giovanni Rinaldi, Walter Miceli, Fabio Ganci e Nicola Zampieri hanno ottenuto le prime vittorie davanti al giudice del lavoro. I giudici hanno condannato l'INPS anche alle spese per il ritardo nell'erogazione del TFR al personale precario. La decisione arriva dopo numeri da record: solo a maggio 2026 i legali del sindacato hanno recuperato 2.649.326 euro grazie a 813 sentenze vinte, quasi 13 milioni di euro in cinque mesi.
Le parole di Marcello Pacifico
Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, motiva la scelta di estendere la tutela ai pensionati: «A questo punto per noi si è superata ogni soglia di tolleranza: il nostro sindacato ha quindi deciso di tutelare, con i precari, anche tutti i lavoratori della scuola che sono andati in pensione e continuano a ricevere trattamenti iniqui. Neanche vivessimo in un Paese senza diritti e senza regole. Per quanto ci riguarda, la situazione è inaccettabile: per questo, abbiamo deciso di passare ai fatti, avviando delle vertenze in difesa dei lavoratori della scuola, anche in pensione, e della loro dignità di cittadini».
Trattamento di fine rapporto e pensione: la denuncia
L'ufficio legale Anief si è costituito nel ricorso pendente alla Corte costituzionale (ordinanza 25/2026): il legislatore ha tempo fino al 14 gennaio 2027 per rivedere le norme sulla ritardata liquidazione degli statali. Sul nodo del TFR Pacifico spiega: «Chi lavora nella scuola ed è stato assunto dopo il 2000 ha un trattamento di fine rapporto peggiore di chi lavora nel privato, perché ha una trattenuta mensile del 2,5% contributiva per il TFR che invece, nel privato, è interamente a carico del datore di lavoro. Inoltre, la ritardata pensione è inconcepibile, visto che l'8% è stato sempre trattenuto mensilmente nella busta paga del lavoratore a fronte di un contributo soltanto figurativo versato dallo Stato durante il rapporto di lavoro. Pertanto abbiamo deciso di rompere ogni indugio, per arrivare a dire che siamo pronti a ricorrere in tribunale per sbloccare gli assegni di pensione, esattamente come stiamo facendo per recuperare il TFS e il TFR».
Come tutelarsi con i ricorsi Anief
Il tribunale resta spesso l'unica via per ottenere i risarcimenti, sia per la violazione della normativa europea, sia per spingere il legislatore ad adeguare le regole. Chi lavora nella scuola può chiedere una consulenza gratuita sullo stato di servizio. I passaggi previsti sono:
aderire alla Campagna Screening Non un euro di meno;
attendere la valutazione gratuita dell'ufficio legale;
farsi ricontattare per i passi successivi;
valutare l'adesione ai ricorsi quando ci sono i presupposti.