Assicurazione sanitaria scuola: Unicobas denuncia tagli ai fondi e tutele deboli
L'analisi del sindacato svela i retroscena della misura: risorse sottratte al funzionamento didattico per finanziare polizze che escludono i precari.
La nuova assicurazione sanitaria scuola divide il mondo dell'istruzione. Per Unicobas si tratta di un'operazione demagogica che sottrae 200 milioni al funzionamento degli istituti per offrire coperture minime, favorendo la sanità privata a discapito del servizio pubblico e della didattica.
Assicurazione sanitaria scuola: propaganda o reale beneficio per i docenti?
Nel dibattito recente sulle misure di welfare dedicate al personale scolastico, la posizione di Stefano Lonzar, membro dell'esecutivo nazionale di Unicobas, risuona come un campanello d'allarme. Il sindacalista contesta radicalmente la narrazione governativa che dipinge la nuova polizza come un "benefit" o un segnale di attenzione verso la categoria. Il principio cardine sollevato dal sindacato è netto: "la salute non si assicura, ma si garantisce". Dietro i proclami di un accordo integrativo volto a tutelare i lavoratori, si celerebbe, secondo l'analisi sindacale, un meccanismo che indebolisce la struttura stessa della scuola statale.
Sebbene le cifre annunciate parlino di 320 milioni di euro spalmati su un quadriennio, un'analisi più granulare dei dati rivela una realtà ben diversa. Dividendo lo stanziamento per la platea dei beneficiari, il valore effettivo si riduce a circa 250 euro a persona nell'arco di quattro anni. Una cifra che Lonzar definisce irrisoria e priva di fondamento se paragonata ai reali costi della sanità, etichettando l'intera operazione come pura propaganda utile ai comunicati stampa ma inefficace per i bisogni di cura reali. Chi conosce le dinamiche del precariato scolastico sa bene quanto pesi, inoltre, l'esclusione di una fetta enorme di lavoratori: i supplenti brevi e i docenti con contratto al 30 giugno rimangono fuori dalla porta, confermando una logica di diritti a "geometria variabile".
Tagli alla didattica: il costo nascosto della polizza assicurativa
Il nodo politico più critico, tuttavia, non risiede solo nell'esiguità della copertura, ma nella provenienza dei fondi. L'assicurazione sanitaria scuola non è finanziata con investimenti aggiuntivi, bensì attraverso un travaso di risorse interno che penalizza la gestione quotidiana degli istituti. Per coprire i costi della polizza, verranno effettuati tagli al Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico per una cifra stimata in 200 milioni di euro tra il 2026 e il 2029.
Tradotto nella pratica amministrativa che dirigenti e DSGA devono affrontare ogni giorno, questo significa che le circa 7.600 scuole italiane vedranno svanire dai propri bilanci una media di 30.000 euro ciascuna. Chi vive la scuola dall'interno comprende la gravità di questa sottrazione: meno fondi per i laboratori, riduzione dei progetti formativi, stop alla manutenzione ordinaria e carenza di materiali di consumo essenziali. Secondo Unicobas, si tratta di una scelta politica precisa che sacrifica la qualità dell'offerta formativa e i servizi agli studenti per finanziare un "regalo" al mercato assicurativo, senza risolvere i problemi sanitari dei dipendenti.
Esclusioni e massimali: i dettagli tecnici che preoccupano il sindacato
Analizzando il capitolato tecnico allegato al bando di gara (con scadenza fissata al 5 marzo 2026), emergono ulteriori criticità strutturali. La promessa di una copertura "fino a 3.000 euro" si scontra con la dura realtà delle clausole assicurative. Il sistema prevede franchigie e scoperti che scaricano gran parte del rischio economico sul lavoratore. Ad esempio, per le cure odontoiatriche è previsto uno scoperto del 20%, mentre per i grandi interventi chirurgici il lavoratore dovrà coprire il 10% della spesa.
Anche sul fronte dei rimborsi per i ticket del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la polizza appare debole: il tetto massimo è di 100 euro annui, con uno scoperto del 30% e un minimo non rimborsabile. Questa architettura tecnica, secondo Lonzar, finisce per convogliare denaro pubblico verso le strutture sanitarie private, incentivando la privatizzazione della salute senza rafforzare il sistema pubblico. In sintesi, la misura viene percepita come un arretramento dei diritti universali, mascherato da innovazione contrattuale.