Azione Studentesca a Report: polemica sui docenti di 'sinistra' e sulla libertà di insegnamento
Il servizio di Rai3 indaga sul sondaggio nelle scuole da parte di Azione Studentesca: accuse di schedatura e la replica sulle ideologie in aula.
L'inchiesta trasmessa da Report accende i riflettori su Azione Studentesca e il presunto monitoraggio dei professori orientati politicamente, scatenando un dibattito sulla libertà di insegnamento.
Il caso Azione Studentesca e le accuse di schedatura
Durante la puntata di Report andata in onda ieri sera 1° febbraio su Rai3, l'attenzione mediatica si è focalizzata sulle dinamiche interne alla scuola pubblica italiana, portando alla luce la controversa iniziativa promossa da Azione Studentesca. Al centro del dibattito vi è un sondaggio diffuso tra gli studenti, interpretato da molti come un tentativo di creare liste di proscrizione contro i docenti di sinistra. La narrazione giornalistica ha evidenziato come l'obiettivo dichiarato fosse quello di segnalare presunti indottrinamenti ideologici in aula.
Tuttavia, Agnese Gallinacci, esponente del movimento studentesco di destra, ha respinto con fermezza l'etichetta di "schedatura" ai microfoni della trasmissione. Secondo la rappresentante, l'iniziativa non mira a colpire le persone, in quanto priva di riferimenti nominativi specifici, ma a denunciare un fenomeno strutturale: «La stragrande maggioranza dei docenti che attuano comportamenti militanti sono di sinistra», ha affermato, sottolineando la necessità di arginare quello che definisce un pensiero fazioso all'interno degli istituti, dove spesso regnerebbe la paura di denunciare.
Tensioni politiche e il coinvolgimento del Ministero
Il servizio ha ampliato il raggio d'azione coinvolgendo le istituzioni di Viale Trastevere. Un punto critico dell'inchiesta riguarda i legami tra il movimento giovanile e i vertici governativi: è stata mostrata un'immagine della sottosegretaria all'Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti, ritratta insieme ai militanti di Azione Studentesca mentre regge uno striscione con lo slogan "La scuola è nostra!". Tale slogan coincide con quello stampato sui volantini contenenti il QR code del sondaggio contestato. Nonostante la vicinanza visiva, la sottosegretaria aveva preventivamente preso le distanze, classificando l'operazione come una "iniziativa autonoma" dei ragazzi.
Dalla barricata opposta, la reazione politica non si è fatta attendere. Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) ha lanciato un appello diretto al Ministro Giuseppe Valditara, chiedendo una presa di posizione netta contro qualsiasi forma di segnalazione ideologica. La deputata ha ribadito che la bellezza della scuola pubblica risiede nel suo essere "plurale", invocando la tutela costituzionale della libertà didattica contro ogni forma di intimidazione.
Ideologia gender e riforme: lo scontro sui modelli educativi
L'inchiesta di Report non si è limitata al caso delle segnalazioni, ma ha esplorato anche le direttive del Ministro Giuseppe Valditara e le polemiche legate alla cosiddetta ideologia gender. Il deputato della Lega Rossano Sasso, interpellato sulla questione dell'educazione sessuale, ha difeso la linea del governo scagliandosi contro l'ingresso nelle scuole di "attivisti trans di estrema sinistra", citando centinaia di casi documentati. Tuttavia, il programma ha ricordato come, in passato, anche testi scolastici privi di tali finalità (come uno scritto di Walter Veltroni) siano finiti nel mirino della censura ideologica, e come le ispezioni ministeriali in un istituto milanese non abbiano rilevato alcuna irregolarità.
Sulla questione è intervenuto autorevolmente il pedagogista Daniele Novara, criticando aspramente il meccanismo del consenso informato preventivo per le lezioni di educazione all'affettività. «Noi siamo sessualità», ha spiegato l'esperto, paragonando la richiesta di consenso per l'educazione sessuale a un'ipotetica autorizzazione per studiare la storia. A chiudere il cerchio delle critiche è stata Gianna Fracassi, segretaria della Flc Cgil, che ha definito la visione di Valditara "ottocentesca" e nazionalista, accusando il Ministro di voler gestire il dicastero con un approccio eccessivamente accentratore, fino a regolare per circolare persino l'assegnazione dei compiti a casa.