Bambini e schermi: ecco perché usarli per calmare le emozioni può diventare rischioso
Bambini e schermi: usarli per calmare le emozioni può creare automatismi poco sani nella gestione di rabbia, noia e frustrazione.
Bambini e schermi è un tema sempre più centrale nelle famiglie, soprattutto quando tablet, smartphone e tv vengono usati per calmare pianti, noia o nervosismo. Secondo la pedagogista Giada Zurlo, non conta solo cosa guardano i piccoli, ma soprattutto quando, come e perché viene offerto un dispositivo. Il rischio è che il bambino associ il benessere allo schermo, invece di imparare gradualmente a riconoscere e gestire le proprie emozioni.
Bambini e schermi: il contesto conta più del contenuto
Quando si parla di bambini e schermi, molti genitori si concentrano sulla qualità dei cartoni, dei video o delle app educative. Questo aspetto è importante, ma non basta. La pedagogista Giada Zurlo invita a osservare anche il contesto: uno schermo acceso durante un momento sereno non ha lo stesso significato di uno smartphone offerto per interrompere un pianto. Il punto centrale riguarda l’uso del dispositivo come risposta immediata a frustrazione, rabbia o noia. Se il tablet diventa sempre la soluzione più rapida, il bambino può imparare che per stare meglio serve qualcosa di esterno, anziché sviluppare risorse interne.
Perché lo schermo non dovrebbe spegnere le emozioni
Nei momenti difficili, offrire un video può sembrare una scelta pratica: il bambino si calma, la tensione diminuisce e la casa torna tranquilla. Tuttavia, questo sollievo immediato può creare un’abitudine poco utile nel lungo periodo. Il cervello infantile è in pieno sviluppo e apprende attraverso la ripetizione. Se ogni emozione scomoda viene “spenta” da uno schermo, il piccolo rischia di non allenare l’autoregolazione emotiva, cioè la capacità di tollerare, comprendere e superare stati d’animo spiacevoli. I genitori possono invece aiutare con alternative semplici:
nominare l’emozione provata;
offrire presenza e contatto;
proporre una pausa con respiro, gioco calmo o racconto.
Il problema nasce quando diventa una modalità automatica
L’uso dei dispositivi digitali non è negativo in sé, ma può diventare problematico quando si trasforma nell’unica risposta disponibile. La criticità, secondo Zurlo, emerge quando il gesto di porgere il telefono diventa automatico: il bambino piange, l’adulto offre lo schermo; il bambino si annoia, arriva un video; il bambino protesta, compare un’app. In questo schema manca uno spazio fondamentale: quello in cui il piccolo può attraversare il disagio con il supporto dell’adulto. Rompere l’automatismo significa restituire valore all’ascolto, alla relazione e alla costruzione di strategie emotive più sane.