Bonus Giorgetti: guida al posticipo della pensione nel 2026

L'incentivo per restare al lavoro aumenta il netto: le istruzioni INPS su calcolo e tassazione 2026 del Bonus Giorgetti per gli statali.

19 gennaio 2026 19:30
Bonus Giorgetti: guida al posticipo della pensione nel 2026 - Bonus Giorgetti 2026
Bonus Giorgetti 2026
Condividi

Con la recente circolare operativa, l’INPS ha definito i perimetri applicativi del cosiddetto Bonus Giorgetti, l'incentivo destinato a chi, pur avendo maturato i requisiti per Quota 103, decide di proseguire l'attività lavorativa. Scegliendo il posticipo pensione, i dipendenti ottengono la quota di contributi previdenziali direttamente in busta paga, garantendosi un incremento immediato della liquidità mensile.

Meccanismo e vantaggi del nuovo incentivo al rinvio

Nel panorama della previdenza italiana, il meccanismo ricalca logiche già sperimentate in passato (come il vecchio Bonus Maroni), ma con specificità proprie dell'attuale Legge di Bilancio. Il fulcro della misura risiede nella facoltà, concessa al lavoratore dipendente del settore pubblico o privato, di rinunciare all'accredito contributivo della quota a proprio carico — generalmente pari al 9,19% — presso l'ente previdenziale. In termini pratici, questa somma non viene versata all'INPS per ingrossare il montante contributivo futuro, ma viene dirottata direttamente nel cedolino mensile. È fondamentale comprendere, in un'ottica di pianificazione finanziaria personale, che si tratta di un trade-off: si accetta un assegno pensionistico futuro leggermente inferiore (poiché cessa l'accumulo di una parte dei contributi) in cambio di uno stipendio netto attuale più pesante. L'accesso è riservato a chi raggiunge i 62 anni di età e 41 di contributi, configurando la "pensione anticipata flessibile".

Impatto fiscale del Bonus Giorgetti sullo stipendio

Uno degli aspetti più tecnici e spesso fraintesi riguarda il trattamento tributario di queste somme. L'esperienza nell'analisi delle buste paga suggerisce di prestare massima attenzione: l'importo corrispondente allo sgravio contributivo cessa di essere "esente" e diventa a tutti gli effetti parte dell'imponibile fiscale. Di conseguenza, la somma aggiuntiva sarà soggetta alla tassazione ordinaria IRPEF. Questo significa che l'aumento netto percepito dal lavoratore non corrisponderà esattamente al lordo del contributo risparmiato (il 9,19%), ma sarà decurtato dell'aliquota marginale applicata al reddito del dipendente. Le Pubbliche Amministrazioni, in qualità di sostituti d'imposta, dovranno quindi ricalcolare l'imponibile fiscale mensile includendo la quota di contributi IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) non versata, applicando le ritenute fiscali conseguenti.

Gestione operativa per le Amministrazioni Pubbliche

L'INPS, attraverso la circolare n. 11/2025, ha fornito indicazioni precise per i datori di lavoro pubblici che utilizzano il flusso Uniemens-ListaPosPA. Per garantire la corretta erogazione del beneficio, è necessario che l'amministrazione, una volta ricevuta la domanda e verificati i requisiti anagrafici e contributivi (con certificazione del diritto a pensione), modifichi il codice di cessazione nel flusso dati. Dal punto di vista procedurale, l'erogazione ha decorrenza dal mese successivo alla presentazione dell'istanza. Tuttavia, per i casi di maturazione dei requisiti precedente all'entrata in vigore delle nuove istruzioni, sono previsti conguagli per recuperare gli arretrati. È essenziale che gli uffici del personale gestiscano con precisione l'elemento "Imponibile Pensionistico", che deve continuare a riflettere la retribuzione virtuale comprensiva dei contributi, per non penalizzare il calcolo della quota A e B di pensione, salvaguardando così i diritti acquisiti del lavoratore.

Domande Frequenti (FAQ)

Chi può richiedere il Bonus Giorgetti? L'incentivo è rivolto ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che hanno maturato i requisiti per Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) ma scelgono di non andare in pensione.

L'aumento in busta paga è esentasse? No, la quota di contributi non versata all'INPS ed erogata in busta paga concorre a formare il reddito imponibile ed è quindi soggetta a tassazione IRPEF ordinaria.

Scegliere il bonus riduce la pensione futura? Sì, poiché la quota di contributi a carico del lavoratore (9,19%) non viene più versata all'ente previdenziale, il montante contributivo crescerà più lentamente, determinando un assegno pensionistico futuro leggermente inferiore.

Cosa deve fare il dipendente pubblico per ottenerlo? Il lavoratore deve presentare specifica domanda all'INPS o al proprio datore di lavoro, a seconda delle procedure interne, una volta certificato il raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento anticipato.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail