Boxe clandestina a scuola a Mirandola: il caso che interroga la comunità educante

Incontro clandestino di boxe a scuola: le riflessioni del CNDDU su dignità, diritti dei minori e responsabilità educativa.

A cura di Redazione Redazione
08 giugno 2026 19:30
Boxe clandestina a scuola a Mirandola: il caso che interroga la comunità educante - prof. Romano Pesavento
prof. Romano Pesavento
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L’incontro clandestino di boxe a scuola a Mirandola richiama responsabilità educativa, tutela dei minori e rispetto della dignità umana.

Mirandola, incontro clandestino di boxe a scuola e diffusione dei video online: il ruolo della comunità educante nella tutela della dignità e dei diritti dei minori

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per l'episodio verificatosi presso un istituto di istruzione secondaria superiore di Mirandola, dove, nel corso dell'intervallo scolastico, due studenti minorenni hanno dato vita a un incontro di pugilato organizzato all'interno degli spazi scolastici, alla presenza di altri studenti che hanno assunto ruoli di supporto e di spettatori, documentando e successivamente diffondendo le immagini dell'accaduto attraverso piattaforme digitali.

La vicenda, che ha determinato l'attivazione dei procedimenti disciplinari interni e il coinvolgimento dell'Autorità giudiziaria minorile, impone una riflessione che non può esaurirsi nella pur necessaria valutazione delle responsabilità individuali. Essa richiama, piuttosto, questioni di rilevanza costituzionale, educativa e sociale che investono direttamente il ruolo della scuola quale comunità educante e luogo di promozione della cultura dei diritti umani.

L'istituzione scolastica, ai sensi degli articoli 2, 3, 30, 32 e 34 della Costituzione, è chiamata a garantire non soltanto il diritto all'istruzione, ma anche la piena tutela della dignità della persona, dell'integrità psicofisica dei minori e dello sviluppo armonico della loro personalità. In tale prospettiva, la condotta posta in essere dagli studenti coinvolti non può essere ricondotta alla categoria riduttiva della mera "ragazzata", poiché presenta elementi riconducibili a una consapevole organizzazione di un'attività potenzialmente lesiva dell'incolumità personale, aggravata dalla sua spettacolarizzazione e dalla successiva diffusione mediatica.

Particolarmente significativo appare il dato relativo alla registrazione e condivisione delle immagini. La dimensione digitale dell'episodio evidenzia come la violenza non sia stata soltanto agita, ma anche rappresentata, amplificata e socialmente validata attraverso meccanismi di esposizione pubblica che tendono a trasformare il comportamento trasgressivo in strumento di riconoscimento identitario e di consenso tra pari.

Si tratta di una dinamica che interpella direttamente i percorsi di educazione alla cittadinanza digitale previsti dalla Legge n. 92 del 2019 e le finalità formative delineate dalle Linee guida ministeriali per l'insegnamento dell'Educazione civica. La diffusione di contenuti che documentano atti di violenza tra minori non costituisce, infatti, un comportamento neutro sotto il profilo etico e giuridico, poiché contribuisce alla normalizzazione della prevaricazione e alla progressiva erosione del principio del rispetto della persona quale valore fondante dell'ordinamento democratico.

Il Coordinamento ritiene altresì opportuno richiamare il principio, consolidato nell'ordinamento scolastico, secondo cui la sanzione disciplinare possiede una finalità eminentemente educativa e non meramente afflittiva. Lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria (D.P.R. n. 249/1998 e successive modificazioni) afferma chiaramente che ogni intervento disciplinare deve essere orientato alla responsabilizzazione dello studente e al recupero del valore della convivenza civile.

Per tale ragione, pur nel rispetto dell'autonomia decisionale degli organi collegiali competenti e della gravità dei fatti contestati, appare necessario interrogarsi sulla capacità del sistema educativo di accompagnare le misure sanzionatorie con percorsi riparativi, riflessivi e formativi che consentano ai giovani coinvolti di acquisire piena consapevolezza del disvalore sociale e giuridico delle proprie azioni.

L'episodio di Mirandola richiama inoltre l'attenzione su un fenomeno sempre più diffuso tra gli adolescenti: la progressiva sovrapposizione tra cultura della competizione, ricerca della visibilità digitale e legittimazione della violenza come forma di affermazione individuale. Tale tendenza risulta incompatibile con il paradigma dei diritti umani, fondato sul riconoscimento dell'altro come soggetto titolare di dignità inviolabile e non come strumento di intrattenimento o di consenso sociale.

In questo quadro, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova l'invito alle istituzioni scolastiche affinché vengano ulteriormente rafforzati i percorsi di educazione ai diritti fondamentali, alla legalità costituzionale, alla gestione non violenta dei conflitti, alla cittadinanza digitale responsabile e alla cultura della cura, coinvolgendo in modo sinergico famiglie, servizi territoriali, associazioni e istituzioni.

La tutela dei minori non si realizza esclusivamente attraverso la repressione delle condotte devianti, ma soprattutto mediante la costruzione di contesti educativi capaci di prevenire l'insorgenza di modelli relazionali fondati sulla sopraffazione, sull'emulazione della violenza e sulla ricerca di notorietà attraverso la trasgressione.

La scuola della Repubblica, nel solco dei principi costituzionali e delle convenzioni internazionali a tutela dell'infanzia e dell'adolescenza, deve continuare a rappresentare il luogo privilegiato nel quale apprendere il valore del limite, della responsabilità e del rispetto della dignità umana, presupposti indispensabili per la formazione di cittadini consapevoli e per la piena attuazione dei diritti umani.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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