Bullismo a scuola: respinta la richiesta da 23mila euro della famiglia di una studentessa
Caso di bullismo a scuola ad Ancona: il Tribunale respinge la richiesta della famiglia perché l'istituto è intervenuto subito.
Un caso di bullismo a scuola finisce davanti ai giudici, ma la famiglia non ottiene nulla. Il Tribunale di Ancona ha respinto la richiesta di risarcimento da oltre 23mila euro avanzata dai genitori di una studentessa. Per i giudici l'istituto scolastico non ha avuto colpe: ha agito appena venuto a conoscenza dei fatti. Ecco cosa è successo e perché la domanda è stata bocciata.
Il caso di bullismo a scuola finito in tribunale
I genitori di una studentessa minorenne hanno citato in giudizio il Ministero dell'Istruzione, chiamando in causa la responsabilità della scuola prevista dall'articolo 2048 del Codice Civile. Secondo la famiglia, la figlia era stata presa di mira da alcune compagne. Due studentesse avevano scritto biglietti volgari e offensivi, con scherni ripetuti. La ragazza aveva iniziato a soffrire di disturbi del sonno e dell'appetito, ansia e difficoltà con i coetanei. La situazione era sfociata in un disturbo dell'adattamento con ansia, che le impediva di studiare con serenità.
La richiesta di risarcimento da oltre 23mila euro
La famiglia aveva chiesto in tutto 23.117,50 euro. La cifra copriva diverse voci di danno:
danni morali legati alla sofferenza patita;
danni materiali ed economici;
danni biologici alla salute della ragazza;
danni esistenziali per il peggioramento della vita quotidiana.
Nel corso del processo il Ministero ha chiesto di essere coperto dalla propria assicurazione, con cui aveva una polizza per la responsabilità civile. La compagnia ha però respinto la richiesta, sostenendo che quei fatti rientravano tra le esclusioni del contratto.
Perché il giudice ha respinto la domanda
Con la sentenza n. 1256/2026, depositata l'8 giugno, il Tribunale di Ancona ha detto no. Per il giudice non è stata provata alcuna negligenza della scuola. Dalle testimonianze è emerso che il personale è intervenuto subito. Una professoressa ha dichiarato: «Posso riferire solo in merito ai due biglietti contenenti parole volgari trovati nel cestino dell'immondizia. Davanti a noi insegnanti non ci sono stati episodi di bullismo». E ha aggiunto: «Se non avessi chiesto a Persona_1 se c'erano problemi, la questione non sarebbe emersa». La scuola aveva colto e gestito il problema appena possibile.
Le misure adottate dalla scuola
Dopo la scoperta dei biglietti, l'istituto ha messo in campo diverse iniziative educative. Tra queste:
un consiglio di classe straordinario;
la convocazione dei genitori delle due autrici dei biglietti;
sanzioni disciplinari con abbassamento del voto di condotta;
attività di circle time per favorire dialogo e riflessione.
Le due studentesse hanno ammesso le proprie responsabilità e si sono scusate. Un docente ha testimoniato: «Abbiamo lavorato cercando di fare avere tra compagni delle relazioni inclusive». Dopo il consiglio non si sono più verificati episodi di scherno verso la ragazza.
L'episodio del professore su Facebook
La famiglia aveva segnalato anche un fatto diverso: un professore aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook personale le immagini di elaborati anonimi degli alunni. Per il Tribunale, però, quella condotta non ricade sulla responsabilità dell'istituto. Si trattava di un'azione compiuta su un account privato, fuori dall'attività didattica e dalle funzioni. Proprio questo legame con il servizio scolastico è la condizione necessaria perché scatti la responsabilità dell'articolo 2048 del Codice Civile. Così la domanda è stata respinta del tutto.