Caldo nelle aule scolastiche della Svizzera: insegnanti chiedono lo stop delle lezioni
Le temperature record mettono in crisi le scuole svizzere: i sindacati degli insegnanti chiedono regole nazionali vincolanti per proteggere la salute degli studenti nelle aule surriscaldate.
Il caldo nelle aule non è più un problema marginale. In Svizzera, con temperature oltre i 30 gradi in diverse regioni, le classi si sono trasformate in ambienti difficili da gestire. Non bastano le persiane abbassate o le imposte scorrevoli. I sindacati degli insegnanti elvetici hanno deciso di agire: vogliono misure vincolanti a livello nazionale, non semplici raccomandazioni lasciate ai singoli comuni. Un documento pubblicato dalla categoria denuncia carenze strutturali diffuse — assenza di ombreggiamento, isolamento inadeguato, edifici provvisori che diventano veri e propri forni.
Il problema strutturale delle scuole
Un progetto pilota dell'Ufficio federale dell'ambiente, condotto a Locarno e Montreux, ha misurato temperature superiori a 26°C in molti edifici scolastici. Questa soglia è già considerata critica per il benessere fisico. Molte classi non riescono a raffreddarsi nemmeno a fine giornata. La Segreteria di Stato dell'economia indica come temperatura ideale negli uffici una fascia tra 23 e 26 gradi. Gli insegnanti chiedono lo stesso standard per le scuole, perché la salute dei bambini non può dipendere dalla ricchezza del cantone o del comune.
I tre livelli di intervento proposti
Il sindacato ha elaborato un piano chiaro basato su soglie di temperatura:
Fino a 26°C: lezioni regolari senza modifiche;
Tra 26°C e 30°C: misure organizzative — spostamento in locali più freschi, anche seminterrati;
Oltre i 30°C: stop alle lezioni ordinarie e trasferimento in aree boschive o spazi naturali.
Un approccio graduale che tiene conto sia della salute degli studenti che della continuità didattica.
Il caldo nelle aule riduce i risultati scolastici
Non si tratta solo di comfort. L'OCSE ha pubblicato un'analisi che incrocia la posizione geografica delle scuole primarie con le proiezioni climatiche fino al 2050. Il dato è chiaro: nella media dei paesi OCSE, gli studenti passeranno sempre più giornate in aule surriscaldate. Una ricerca basata sui dati PISA ha calcolato che ogni giorno aggiuntivo sopra i 26,7°C nei tre anni precedenti un esame riduce il punteggio dello 0,18% di una deviazione standard. Poco per singolo giorno, ma su decine di giorni diventa un divario strutturale nelle prestazioni.
Le soluzioni adottate in altri paesi
Alcune nazioni hanno già trovato risposte concrete al caldo nelle scuole:
Giappone: nel 2004 solo il 6% delle scuole aveva aria condizionata; nel 2022 quasi il 100%, grazie a partnership pubblico-privato;
Queensland (Australia): 477 milioni di dollari per dotare 649 scuole statali di climatizzazione, compensata con pannelli solari;
Francia: 40.000 scuole primarie da ristrutturare in dieci anni con un Fondo Verde da 2 miliardi di euro, più 500 milioni aggiuntivi dedicati alle scuole;
Barcellona: il 25% dei fondi di ristrutturazione scolastica va all'adattamento termico — 3,6 milioni di euro per 56 scuole rinnovate nell'estate 2024.
Un'altra strada è modificare il calendario scolastico. Madrid prevede lezioni nelle ore mattutine più fresche e attività fisiche negli orari meno caldi. L'OCSE suggerisce "giorni di contingenza" da usare solo se necessario, come già avviene nel Rhode Island. Chiudere le scuole, avverte l'organizzazione, rischia di aggravare le perdite di apprendimento.