Carta del docente per le supplenze brevi: la Corte di Brescia riconosce il bonus
Una sentenza d'appello assegna la Carta del docente anche per le supplenze brevi. Il Ministero dell'Istruzione dovrà versare il bonus ai precari saltuari.
La giurisprudenza consolida i diritti dei precari: la Corte d'Appello bresciana ha stabilito che la Carta del docente supplenze brevi spetta di diritto. La decisione impone al Ministero l'erogazione dei 500 euro, parificando di fatto il trattamento formativo tra insegnanti di ruolo e precari.
La svolta giudiziaria sulla Carta del docente per le supplenze brevi
Con un verdetto del 5 febbraio 2026, la Corte d’Appello di Brescia, Sezione Lavoro, ha ribaltato il giudizio di primo grado. Accogliendo i ricorsi mossi dall'ANIEF, i magistrati hanno statuito che il bonus di 500 euro, originariamente introdotto dalla legge 107/2015, spetta di diritto anche a chi sottoscrive contratti di natura saltuaria. Pertanto, il Ministero dell’Istruzione e del Merito è stato condannato a risarcire una lavoratrice precaria, accreditandole d'ufficio le quote afferenti alle annualità scolastiche 2021/2022 e 2022/2023.
Nessuna differenza sulle prestazioni didattiche erogate
Il cuore dell'impianto motivazionale si fonda sull'analisi rigorosa e concreta del lavoro svolto in classe. L'organo giudicante ha decretato che l'insegnamento offerto da docenti assunti con incarichi con scadenza anteriore al 30 giugno risulta materialmente identico a quello del personale stabile. Nei fatti, chi opera nel mondo della scuola sa bene che non esistono ragioni oggettive per negare l'accesso alla formazione professionale in base alla mera etichetta contrattuale: l'aggiornamento didattico rimane un obbligo trasversale per chiunque salga in cattedra.
Il ruolo chiave della Corte di Giustizia europea
Per blindare la propria pronuncia, la giurisdizione italiana si è incardinata su una direttiva comunitaria ineludibile. Viene infatti esplicitamente richiamata l'ordinanza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 3 luglio 2025 (procedimento C-268/24), la quale ha duramente censurato le normative nazionali che tagliano fuori dal sussidio i lavoratori precari. I giudici di Lussemburgo hanno ribadito un concetto cardinale: la direttiva 1999/70/CE, che regola l'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, vieta in modo assoluto l'applicazione di discriminazioni salariali o accessorie giustificate unicamente dalla breve durata temporale dell'impiego.
Impatto sistemico e nuove prospettive per i precari
Questo pronunciamento non è un caso isolato, ma irrobustisce un filone legale sempre più garantista nei confronti dell'intero bacino del precariato scolastico. Se in passato la giurisprudenza di merito aveva aperto i cordoni della borsa esclusivamente a favore dei supplenti annuali, oggi si assiste all'abbattimento dell'ultima barriera discriminatoria. L'onda d'urto di questa sentenza imporrà, con grande probabilità, un massiccio adeguamento strutturale del sistema normativo statale. Un intervento legislativo appare ormai improcrastinabile per disinnescare la minaccia di futuri contenziosi seriali e riequilibrare definitivamente il trattamento economico accessorio nel comparto del pubblico impiego scolastico.