Carta Docente ai precari: riconosciuti 2.500 euro a Catania, ricorso patrocinato da Anief

Il Tribunale condanna il Ministero: diritto al bonus formazione per i supplenti con contratti a termine. Vittoria legale per 5 anni di servizio.

23 gennaio 2026 15:00
Carta Docente ai precari: riconosciuti 2.500 euro a Catania, ricorso patrocinato da Anief - Sentenza del Giudice
Sentenza del Giudice
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Nuova vittoria giudiziaria sul fronte scuola: il Tribunale etneo conferma la Carta Docente ai precari. Riconosciuti 2.500 euro di arretrati a un insegnante supplente, sancendo l'obbligo del Ministero di finanziare la formazione anche senza ruolo.

Carta Docente ai precari: la sentenza del Tribunale di Catania

Si consolida ulteriormente l'orientamento della giurisprudenza italiana in materia di diritti del personale scolastico non di ruolo. Con una pronuncia che farà discutere e che crea un precedente significativo, il Tribunale di Catania, in funzione di giudice del lavoro, ha emesso un verdetto inequivocabile a favore di un insegnante precario. Al centro del contenzioso, il mancato riconoscimento della Carta Docente, il bonus annuale di 500 euro destinato all'aggiornamento professionale, storicamente appannaggio dei soli docenti a tempo indeterminato.

Il dispositivo della sentenza condanna esplicitamente il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) a risarcire il ricorrente per un totale di 2.500 euro, cifra corrispondente a ben cinque annualità di servizio scolastico (dagli anni 2020/21 fino al 2024/25). Il magistrato ha richiamato l'art. 1 co. 121 della Legge 107/2015, smontando la tesi che escludeva i supplenti dal diritto alla formazione finanziata. Non si tratta solo di un rimborso economico, ma dell'affermazione di un principio giuridico: la discriminazione tra personale di ruolo e precario, in termini di accesso agli strumenti di crescita professionale, non trova legittimità nelle aule di tribunale.

Il ricorso Anief e l'intervento del Commissario ad Acta

A commentare l'accaduto interviene Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, che ha patrocinato il ricorso. La sua analisi va oltre la singola vittoria: evidenzia una falla sistemica nell'amministrazione scolastica. Secondo Pacifico, l'amministrazione si trova in una posizione di "forte difetto", costretta a subire condanne seriali per non aver adeguato spontaneamente la normativa alle direttive europee sulla parità di trattamento.

Un aspetto tecnico cruciale sollevato dal sindacato riguarda l'esecuzione della sentenza. Spesso, infatti, ottenere la ragione legale non coincide con l'incasso immediato delle somme. Tuttavia, il Tribunale ha stabilito termini precisi: qualora il Ministero dovesse ritardare l'accreditamento delle somme, si attiverà la procedura per la nomina di un commissario ad acta. Questa figura giuridica, agendo come pubblico ufficiale, si sostituirebbe all'amministrazione inadempiente per garantire l'effettiva erogazione del bonus. L'Ufficio Legale Anief ha confermato di essere già operativo per avviare, ove necessario, i giudizi di ottemperanza a tutela dei ricorrenti.

Disparità di trattamento e impatto sui contratti a termine

Dalla mia esperienza pluriennale nel seguire le dinamiche del comparto scuola, emerge chiaramente come questa sentenza non sia un caso isolato, ma l'ennesimo tassello di un mosaico giurisprudenziale che sta riscrivendo i diritti dei precari. Per anni, i docenti con contratti a tempo determinato hanno dovuto sostenere di tasca propria le spese per libri, corsi di aggiornamento e dispositivi hardware, pur svolgendo le medesime mansioni dei colleghi di ruolo. Questa disparità ha creato un paradosso: lo Stato richiede la medesima qualità d'insegnamento, ma nega a una parte del corpo docente gli strumenti per garantirla.

La decisione di Catania ribadisce che la formazione non è un benefit accessorio, ma un diritto-dovere intrinseco alla funzione docente, indipendentemente dalla stabilità del contratto. I lavoratori che hanno prestato servizio come supplenti possono dunque intraprendere la via del ricorso per vedersi riconoscere quanto spettante, una strada che appare ormai in discesa grazie ai numerosi precedenti favorevoli.

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