Caso Treviso, il monito del CNDDU: presto l'educazione all’affettività contro la violenza

Dopo il Caso Treviso, il CNDDU chiede una riforma strutturale per introdurre l'educazione all'affettività per prevenire la violenza.

A cura di Scuolalink Scuolalink
10 gennaio 2026 09:00
Caso Treviso, il monito del CNDDU: presto l'educazione all’affettività contro la violenza - Culpa in vigilando
Culpa in vigilando
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La recente sentenza sul Caso Treviso impone una riflessione profonda. Il CNDDU sollecita la scuola a diventare un presidio di prevenzione attiva contro la violenza. Serve introdurre subito l'educazione all'affettività in modo strutturale per evitare nuovi fallimenti educativi e sociali.

Caso Treviso, violenza tra minori e “culpa in educando”: la scuola al centro della prevenzione, proposta di riforma sull’educazione all’affettività

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la drammatica vicenda giudiziaria di Treviso, che ha riconosciuto la responsabilità genitoriale per un grave reato di violenza sessuale commesso da un minore, non possa essere archiviata come un fatto di cronaca né come una semplice applicazione del principio della culpa in educando. Essa rappresenta, piuttosto, un atto di accusa silenzioso ma inequivocabile contro una crisi educativa profonda, sistemica, che attraversa famiglie, istituzioni e scuola.

Questa sentenza segna un punto di non ritorno. Non è solo il comportamento del singolo adolescente a essere sotto giudizio, ma l’assenza di un ecosistema educativo capace di intercettare precocemente il disagio, decostruire modelli relazionali fondati sul dominio e prevenire la trasformazione dell’immaturità emotiva in violenza. La sofferenza permanente inflitta alla vittima — certificata da un danno biologico grave e da un disturbo post-traumatico che incide sul progetto di vita — è il prezzo umano di un fallimento collettivo che non può più essere eluso.

In questo scenario, la scuola assume un ruolo centrale e non sostituibile. Non può più essere considerata un mero luogo di trasmissione di saperi disciplinari, né un contenitore neutro di programmi. La scuola è, per mandato costituzionale, il principale presidio di educazione alla cittadinanza, ai diritti fondamentali, alla responsabilità verso l’altro. È nello spazio scolastico che si apprende il significato del limite, del rispetto dei corpi, del consenso, della differenza tra relazione e sopraffazione. Quando tali apprendimenti vengono marginalizzati, frammentati o ridotti a iniziative occasionali, si lascia campo libero a stereotipi di genere, linguaggi violenti e modelli affettivi distorti.

Il CNDDU denuncia con forza l’attuale approccio intermittente e non strutturale all’educazione affettiva e ai diritti umani: progetti affidati alla sensibilità dei singoli, privi di continuità verticale, scollegati da una visione pedagogica condivisa. In un contesto storico segnato da un aumento dei reati minorili e della violenza tra pari, questa impostazione non è più sostenibile né eticamente giustificabile.

In tale prospettiva, il potenziamento dell’educazione all’affettività rappresenta una priorità non più rinviabile. Non si tratta di introdurre contenuti accessori o ideologici, ma di fornire agli studenti strumenti cognitivi, emotivi e relazionali indispensabili per abitare responsabilmente le relazioni umane. L’educazione all’affettività deve essere intesa come educazione alla consapevolezza di sé, al riconoscimento delle emozioni, al rispetto dei confini corporei e simbolici, alla cultura del consenso e della reciprocità.

La scuola è il luogo in cui tali competenze possono e devono essere strutturate in modo progressivo e scientificamente fondato. Ciò implica il superamento di interventi sporadici a favore di percorsi curricolari verticali, calibrati sulle diverse fasce d’età, capaci di integrare dimensione emotiva, giuridica e sociale. Parlare di affettività significa anche decostruire modelli culturali basati sul possesso, sulla sopraffazione e sulla sessualizzazione precoce, oggi amplificati dai linguaggi digitali e dai social media.

Un’educazione all’affettività realmente efficace non si limita alla trasmissione di informazioni, ma utilizza metodologie attive e riflessive: analisi di casi, role playing, educazione tra pari, pratiche di giustizia riparativa, narrazione autobiografica guidata, confronto critico sui messaggi mediatici. Solo così è possibile incidere sui comportamenti, prevenire la violenza e promuovere relazioni fondate sulla dignità della persona.

Per tali ragioni, il CNDDU rivolge un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si avvii con urgenza una riforma strutturale dei percorsi educativi, fondata su assi chiari e non negoziabili:

  • Istituzionalizzazione dell’educazione ai Diritti Umani e all’affettività

Inserimento curricolare obbligatorio, progressivo e valutabile di percorsi interdisciplinari sui diritti umani, sull’educazione emotiva, sulla prevenzione della violenza di genere e sulla cultura del consenso, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado.

  • Percorsi didattici innovativi e trasformativi

Adozione sistematica di metodologie attive e partecipative — debate, simulazioni di casi reali, educazione tra pari, analisi critica dei linguaggi digitali — capaci di incidere sui comportamenti e non solo sulle conoscenze.

Percorsi strutturati di formazione psicopedagogica ed etico-giuridica per i docenti, affinché siano messi nelle condizioni di riconoscere segnali di disagio, gestire conflitti relazionali complessi e affrontare temi sensibili con competenza e continuità.

  • Alleanza educativa scuola–famiglia–territorio

Costruzione di reti stabili di corresponsabilità educativa tra scuole, famiglie, servizi sociali e sanitari, superando la logica della delega e favorendo interventi precoci, coordinati e preventivi.

Educare ai diritti umani e all’affettività non è una scelta opzionale: è una necessità democratica. Ogni rinvio, ogni censura, ogni silenzio su questi temi rappresenta una rinuncia alla funzione educativa dello Stato e una sottrazione di tutela ai minori.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce che la prevenzione non si costruisce nei tribunali, ma nelle aule scolastiche. E chiede che questa consapevolezza diventi finalmente politica educativa strutturata, prima che nuove sentenze continuino a raccontare altre infanzie violate e altre responsabilità mancate.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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