CCNL Scuola 2025/27, CNDDU: 'Aumenti sì, ma manca il salario reale'
Il CCNL Scuola 2025-2027 porta aumenti, ma il nodo resta il salario reale dei docenti fuori sede.
Il CCNL Scuola 2025/27 è realtà: la parte economica del contratto è stata firmata e riguarda circa 1,2 milioni di lavoratrici e lavoratori della scuola. Gli aumenti medi sfiorano i 137 euro al mese, con 143 euro per i docenti e arretrati pagati già in estate. Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani parla di un passo avanti, ma avverte: senza guardare al salario reale, il rinnovo rischia di restare un dato solo sulla carta. Il vero banco di prova è quanto quello stipendio vale davvero, ogni giorno, per chi insegna.
Cosa prevede il nuovo CCNL Scuola 2025/27
Il rinnovo contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca porta con sé numeri concreti: incrementi medi mensili di 137 euro per l'intero comparto e di 143 euro per il personale docente. Gli arretrati, attesi da tempo, arriveranno già nel periodo estivo. Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani accoglie con favore l'intesa, definendola un riconoscimento del lavoro quotidiano svolto da chi opera nella scuola italiana. La firma restituisce continuità alla contrattazione collettiva, dopo anni di attese che avevano lasciato il personale scolastico in una fase di incertezza salariale. Resta però un avvertimento netto: valutare il contratto solo guardando la cifra nominale sarebbe un errore. Serve capire cosa quei soldi comprano davvero. È qui che entra in gioco il tema del potere d'acquisto.
Il problema del salario reale dopo l'inflazione
I numeri macroeconomici raccontano una storia meno rassicurante. La crisi inflazionistica del 2022-2023 ha eroso il potere d'acquisto in modo pesante, tra i più marcati degli ultimi decenni. Secondo l'OCSE, a inizio 2025 i salari reali italiani risultavano ancora inferiori del 7,5% rispetto ai livelli del 2021: il peggior dato tra le principali economie dell'organizzazione. Anche ISTAT e Organizzazione Internazionale del Lavoro confermano che il recupero procede a rilento e resta incompleto. Gli aumenti contrattuali, per quanto benvenuti, non bastano ancora a colmare il divario aperto dall'impennata dei prezzi. La distinzione tra stipendio nominale e salario reale diventa quindi decisiva: il primo è la cifra scritta in busta paga, il secondo è quanto quella cifra permette realmente di acquistare in beni e servizi.
Le differenze territoriali nel costo della vita
C'è un aspetto che il dibattito pubblico affronta ancora poco: l'indicizzazione degli stipendi all'inflazione nazionale non tiene conto delle enormi differenze territoriali. Affitti, trasporti, servizi e beni essenziali hanno costi molto diversi tra grandi città e aree periferiche. Due insegnanti con lo stesso stipendio possono quindi vivere realtà economiche opposte, solo in base alla sede di servizio. Il problema colpisce in particolare i docenti fuori sede, costretti a restare lontano da casa per anni tra vincoli di reclutamento e limiti alla mobilità. Le spese diventano quasi fisse e incomprimibili: affitti alti nelle grandi città; doppie utenze domestiche; viaggi frequenti per il ricongiungimento familiare; costi aggiuntivi di trasporto e permanenza fuori sede. Questi oneri assorbono buona parte dell'aumento contrattuale, riducendone l'impatto reale sul benessere economico. Il risultato è un divario crescente tra stipendio nominale e valore effettivo dello stesso, con conseguenze dirette sull'attrattività della professione.
Le proposte per un CCNL Scuola più equo
Per il CNDDU, valorizzare la professione non significa solo alzare i numeri in busta paga. Serve guardare al potere d'acquisto reale e agli squilibri tra territori, senza toccare l'unitarietà del contratto nazionale, principio di uguaglianza intoccabile. L'associazione propone piuttosto strumenti compensativi mirati: indennità di sede per chi lavora lontano da casa; misure di welfare abitativo per alleggerire il peso degli affitti; agevolazioni fiscali dedicate ai docenti fuori sede. L'articolo 3 della Costituzione chiede alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici che limitano l'uguaglianza sostanziale dei cittadini: applicato alla scuola, questo principio riconosce che la dignità del docente dipende anche dalle condizioni concrete in cui vive il proprio stipendio.
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