Classi speciali: Vannacci le rilancia, Anief parla di 'proposta che sa di preistoria'
Il generale Vannacci propone il ritorno alle classi speciali per merito e disabilità, ma per Anief è un'idea da preistoria.
Le classi speciali tornano al centro del dibattito scolastico italiano. Il generale Roberto Vannacci, ormai leader del partito Futuro Nazionale, propone di dividere gli studenti in base alla disabilità o al merito scolastico. La proposta ha scatenato reazioni immediate nel mondo della scuola, con il sindacato Anief in prima linea contro l'idea, giudicata un passo indietro rispetto a decenni di politiche di integrazione.
La proposta di Vannacci sulle classi speciali
Come riporta la rivista La Tecnica della Scuola, l'europarlamentare ha rilanciato l'ipotesi di istituire classi speciali per gli studenti con disabilità o di formare gruppi separati in base al profitto scolastico. Una linea che riporta indietro le lancette di decenni di politiche educative italiane, riaprendo un dibattito che sembrava ormai chiuso da tempo.
Il nostro Paese ha abolito le classi differenziali con la Legge 517 del 1977 e le scuole speciali con la Legge 104 del 1992. Da allora il modello scolastico italiano punta sull'integrazione completa, un sistema spesso preso a esempio da altri Paesi europei. Le tappe principali della normativa italiana includono:
la Legge 517/1977, che ha abolito le classi differenziali;
la Legge 104/1992, che ha eliminato le scuole speciali;
il modello di integrazione scolastica, oggi preso a riferimento in Europa.
La replica di Marcello Pacifico, presidente Anief
Marcello Pacifico, presidente nazionale dell'associazione sindacale Anief, ha commentato la proposta durante la trasmissione radiofonica «il cittadino parlante» su Radio Roma 24. Il sindacalista ha definito l'idea «una posizione che sa di preistoria. Non possiamo dopo cinquant'anni di politica dell'inclusione, che tra l'altro tutto il mondo ci invidia, tornare indietro. Con la scusa del merito vogliono attivare una serie di tagli, è questa la verità. Ma è soprattutto un pericolo per la società».
Secondo Pacifico, dietro la proposta si nasconderebbe una logica economica legata ai tagli alla spesa pubblica, mascherata da riforma del merito scolastico. Una critica netta, che punta il dito contro possibili risparmi camuffati da intervento didattico e che riaccende lo scontro tra sindacati e politica.
Classi speciali e bullismo: cosa dice Anief
Alcuni sostengono che separare gli studenti in classi speciali potrebbe ridurre il fenomeno del bullismo. Pacifico smentisce questa tesi: il bullismo è cambiato nel tempo e oggi si manifesta soprattutto online, attraverso il cyberbullismo. Dividere le classi non risolverebbe quindi il problema, che resta legato a dinamiche sociali molto più ampie e complesse da affrontare con un solo provvedimento.
Il leader di Anief sottolinea che molti studenti oggi comunicano meno con famiglia e amici, cercando supporto psicologico persino nell'intelligenza artificiale. Un fenomeno su cui, secondo Pacifico, la scuola e le istituzioni dovrebbero riflettere con maggiore attenzione, invece di puntare su soluzioni che rischiano di isolare ancora di più gli studenti più fragili e in difficoltà.
La scuola come volano sociale, non discriminazione
Per Pacifico la scuola deve restare un volano sociale, non il primo luogo dove nascono le discriminazioni tra studenti. In passato la disabilità veniva spesso nascosta o negata dalle famiglie; negli ultimi quindici anni la situazione è cambiata, con un aumento delle certificazioni e una maggiore consapevolezza diffusa tra genitori e insegnanti.
Il sindacato Anief ribadisce il proprio impegno nella lotta al precariato scolastico, considerato una priorità assoluta per garantire continuità didattica agli studenti con disabilità. Stabilizzare i docenti di sostegno, secondo Pacifico, resta l'unico modo concreto per costruire percorsi educativi solidi e duraturi nel tempo per tutti gli alunni.
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