Concorso PNRR3: tabelle scoordinate e certezza del diritto in crisi
Nel Concorso PNRR3 il caos sui punteggi INDIRE apre lo scontro: decreti divergenti, silenzi ministeriali e rischio ricorsi al TAR.
Il Concorso PNRR3 mostra una frattura normativa che colpisce i docenti sul sostegno. Tra decreti scoordinati, punteggi negati e silenzio ministeriale, la certezza del diritto vacilla e cresce il rischio di un contenzioso di massa davanti al TAR.
Concorso PNRR3 e il festival dell'assurdo: la prova dei decreti scoordinati che mina la certezza del diritto e punisce i docenti sul sostegno
L'analisi delle tabelle dei titoli svela un'incredibile asimmetria originaria tra i vari gradi di scuola. Un disallineamento che esisteva ancor prima del caso INDIRE e che oggi, unito al silenzio del Ministero, trascina i docenti specializzati con INDIRE verso un ricorso di massa al TAR.
C'è un limite oltre il quale la burocrazia smette di essere rigida e diventa semplicemente indecifrabile. Nella vicenda dei docenti della Community "Uniti per INDIRE" — privati dei 12,50 punti di bonus nelle graduatorie di merito del Concorso PNRR3 per i posti di sostegno — non siamo più soltanto nel campo delle diverse interpretazioni giuridiche. Siamo di fronte a un vicolo cieco logico e strutturale creato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito stesso.
I nodi stanno venendo al pettine e, messi l'uno accanto all'altro, schiacciano l'Amministrazione contro il muro della sua stessa incoerenza.
L'assurdità d'origine: il festival dei testi scoordinati
C'è una verità macroscopica che l'analisi dei documenti ufficiali ha scoperchiato: l'illegittimità e l'irragionevolezza delle regole di questo concorso risiedono in un vizio strutturale d'origine, che prescinde persino dalla nascita dei percorsi straordinari. Il Ministero ha scritto e pubblicato nello stesso momento le tabelle di valutazione dei titoli usando formule diverse e clamorosamente scoordinate tra i vari gradi di scuola, creando un disallineamento imbarazzante per la medesima procedura concorsuale:
Nell'Allegato B per Infanzia e Primaria: al punto A.2.2, si richiede rigidamente che il titolo sul sostegno sia stato conseguito tramite percorsi a cui si è avuto accesso attraverso "procedure selettive pubbliche per titoli ed esami".
Nell'Allegato B per la Scuola Secondaria: al punto A.2.2, per lo stesso identico punteggio (12,50 punti), la dicitura cambia radicalmente, richiedendo semplicemente che la specializzazione sia "conseguita attraverso la frequenza di percorsi selettivi di accesso". Scompaiono del tutto le parole "pubbliche" e "esami".
Un titolo di specializzazione sul sostegno non cambia la sua natura intrinseca a seconda del grado di scuola in cui si sceglie di insegnare. Prevedere requisiti linguistici e strutturali diversi per valutare la stessa tipologia di titolo di Stato all'interno dello stesso concorso rappresenta un'irragionevolezza logica insanabile, che viola intrinsecamente l'Articolo 3 della Costituzione (Principio di Uguaglianza) fin dal giorno della sua pubblicazione.
Perché la Secondaria blinda il diritto dei docenti INDIRE
Questo scoordinamento testuale si trasforma oggi in un'arma legale devastante a favore dei docenti. I percorsi INDIRE (regolati dal D.M. 75/2025) prevedono un rigido contingentamento dei posti e una selezione d'accesso basata interamente su titoli e servizi.
Di conseguenza, per tutta la scuola Secondaria di primo e secondo grado, l'INDIRE risponde in modo impeccabile, letterale e matematico al requisito richiesto dal bando: è, a tutti gli effetti, un "percorso selettivo di accesso". Negare il punteggio a questi candidati significa ignorare e violare ciò che il Ministero stesso ha scritto nero su bianco nel testo della secondaria. Se si seguisse la linea cieca delle commissioni, si arriverebbe al paradosso per cui lo stesso identico titolo, rilasciato dallo stesso ente pubblico, varrebbe 12,50 punti alle superiori ma 0 punti alla primaria. Una follia che nessun tribunale potrà mai avallare.
Il paradosso del "contrarius actus": se mi fai entrare, mi dai le chiavi
Il Ministero si arrocca dietro il principio che il bando è del 2023 e i corsi INDIRE sono nati nel 2024. Ma questa difesa crolla davanti a un fatto incontestabile: il Ministero ha modificato e derogato il bando del 2023 per permettere ai docenti INDIRE di sciogliere la riserva e partecipare a pieno titolo al concorso.
Qui si applica un principio logico e amministrativo elementare: se una norma sopravvenuta dello Stato (il D.L. 71/2024) è considerata sufficientemente potente da derogare al bando per permettere l'accesso alla procedura, quella stessa norma deve essere applicata anche per la valutazione del merito. Non è tollerabile un'Amministrazione a compartimenti stagni, che considera una legge valida per farti gareggiare ma improvvisamente invisibile quando deve calcolare il tuo punteggio.
La vera ferita istituzionale: il crollo della certezza del diritto
Ciò che emerge da questo caos non è solo un errore tecnico, ma una profonda crisi della certezza del diritto. Quando lo Stato legifera, il cittadino deve poter prevedere le conseguenze delle proprie azioni. I docenti hanno investito tempo, energie e risorse nei percorsi INDIRE fidandosi di una legge della Repubblica che qualificava quel percorso come "specializzazione sul sostegno a ogni effetto di legge".
Oggi, l'applicazione asimmetrica delle tabelle e il silenzio del Ministero frantumano questa fiducia, determinando una situazione di totale arbitrarietà. In mancanza di linee guida centrali, l'esito del concorso dipende dall'interpretazione della singola commissione o del singolo USR periferico, lasciati completamente al buio da testi ministeriali tra loro discordanti. Trasformare un titolo di Stato in un elemento "variabile" a seconda dell'umore burocratico locale cancella la natura impersonale e oggettiva che una procedura pubblica deve possedere per Costituzione. Quando il diritto diventa incerto, non c'è più spazio per il merito, ma solo per il contenzioso.
L'inerzia che scarica le colpe sulla periferia
Siamo d'accordo: quando il concorso è stato bandito nel 2023, i percorsi INDIRE non erano ancora nei pensieri del legislatore. Ma quando una riforma di sistema riscrive le regole del gioco, la Direzione Generale del Ministero ha il preciso dovere di armonizzare i testi precedenti. Non farlo è una colpevole omissione.
Il Ministero non ha allineato i punteggi per una scelta strategica, ma per pura inerzia burocratica. Ha integrato la norma a metà (solo per l'accesso), lasciando le tabelle dei titoli nel caos e scaricando l'enorme responsabilità interpretativa sulle spalle delle singole commissioni d'esame e degli USR periferici, che oggi, per paura di sbagliare, scelgono la via del diniego.
Il muro è vicino
La Community "Uniti per INDIRE" ha teso la mano con note e diffide formali, chiedendo un semplice, doveroso atto di coordinamento normativo centralizzato per sanare questo vuoto e ripristinare la certezza del diritto. Il Ministero ha scelto la via del silenzio.
Ma il silenzio non cancella i fatti. Con i decreti alla mano che si contraddicono da soli e con il principio del legittimo affidamento calpesta, l'Amministrazione si è infilata in un vicolo cieco. Se Viale Trastevere non firmerà nelle prossime ore una circolare di chiarimento in autotutela, sarà la magistratura amministrativa a farlo al suo posto. E la pioggia di ricorsi d'urgenza al TAR (ex Art. 119 C.P.A.) non chiederà un favore, ma esigerà l'applicazione immediata di quella logica e di quella stabilità che la burocrazia ha finto di non vedere.
Daniela Nicolò portavoce Community Uniti per INDIRE