Congedo parentale obbligatorio di cinque mesi: la proposta di legge che divide la politica italiana

Il nuovo ddl propone cinque mesi di congedo parentale obbligatorio per ciascun genitore, non trasferibili e pienamente retribuiti.

30 maggio 2026 17:00
Congedo parentale obbligatorio di cinque mesi: la proposta di legge che divide la politica italiana -
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In Italia il congedo parentale obbligatorio per i padri dura oggi appena dieci giorni. Una nuova proposta di legge di iniziativa popolare vuole ribaltare la situazione: cinque mesi per ciascun genitore, non trasferibili e retribuiti. L'idea parte dalla società civile e punta a riequilibrare il peso della cura dei figli tra madri e padri.

Cosa prevede la proposta sul congedo parentale obbligatorio

Il comitato Pari alla pari ha messo a punto un disegno di legge di iniziativa popolare. La richiesta è netta: cinque mesi di congedo parentale obbligatorio per ogni genitore, retribuiti e non trasferibili tra i due. A questo periodo si aggiungerebbe il congedo facoltativo che esiste già. Il testo sarà presentato alla Camera il 3 giugno, in conferenza stampa. Poi partirà la raccolta firme per portarlo davanti al Parlamento. Lo slogan della campagna riassume tutto: "Dieci giorni non bastano".

Le differenze tra maternità e paternità oggi

Oggi la situazione è molto diversa per i due genitori. Il congedo di maternità dura a lungo, mentre quello di paternità si ferma quasi subito. A questo si aggiunge il congedo facoltativo, che però premia ancora poco i padri. Ecco il quadro attuale:

  • congedo di maternità: cinque mesi, due prima e tre dopo il parto;

  • congedo di paternità: appena dieci giorni;

  • congedo facoltativo: dieci mesi divisibili tra i genitori fino ai 14 anni del figlio.

Nella pratica, sono quasi sempre le madri a usare i mesi facoltativi.

Perché le madri pagano il prezzo più alto

I numeri raccontano un problema strutturale. Circa una donna su cinque lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio. A volte in modo diretto, altre volte perché viene spinta ai margini del mercato del lavoro. Il risultato sono impieghi precari, discontinui o l'abbandono definitivo. Il mondo del lavoro non garantisce a chi si occupa dei figli di restare occupato con continuità. Così il peso della cura familiare ricade quasi sempre sulle stesse spalle, quelle delle donne.

Un cambiamento culturale già in corso

Anche gli uomini stanno cambiando abitudini. Per anni il modello vedeva le madri dedite alla cura e i padri nel ruolo di 'lavoratori' che garantiscono stabilità economica. Ma qualcosa si muove. Nel 2013 meno di un padre su cinque usava il congedo a disposizione. Nel 2023 la quota è salita al 64,5%, quasi due padri su tre. Il dato resta lontano dall'obiettivo, ma la crescita è chiara. Rendere il congedo uguale e obbligatorio accelererebbe questo percorso verso la parità.

Quali vantaggi per famiglie e lavoro

Per i promotori servono più tutele e più garanzie economiche per chi mette al mondo un figlio. Con cinque mesi obbligatori per entrambi, il datore di lavoro non potrebbe più fare pressioni per un rientro veloce. Anche il padre sarebbe 'obbligato' a essere più presente nella crescita del figlio. I benefici toccano temi cari al governo: il ritorno al lavoro delle donne e la lotta alla crisi demografica. La maggioranza, però, ha già bocciato a febbraio una proposta simile.

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