Crepet su scuola e intelligenza artificiale: allarme demenza digitale

L’intervento a La7 pone l’accento sulla crisi dell’attenzione e interroga il senso dell’istruzione tradizionale nell’era degli algoritmi.

09 febbraio 2026 10:00
Crepet su scuola e intelligenza artificiale: allarme demenza digitale - Paolo Crepet
Paolo Crepet
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Durante il programma L’aria che tira, lo psichiatra Paolo Crepet ha analizzato il rapporto conflittuale tra scuola e intelligenza artificiale. L'esperto ha denunciato il calo della capacità di concentrazione, rilanciando il tema della demenza digitale come minaccia per l'istruzione.

Dalla teoria alla realtà: il ritorno della demenza digitale

Non si tratta di un fenomeno emerso improvvisamente, ma della cronicizzazione di un malessere che la comunità scientifica osserva da oltre un decennio. Ospite negli studi di La7, Paolo Crepet ha voluto contestualizzare l'attuale scenario educativo richiamando un vasto corpus di letteratura scientifica. "Ci sono montagne di ricerche che parlano di quella che già 10-12 anni fa veniva definita demenza digitale", ha sottolineato lo psichiatra. L'analisi non si limita quindi alla cronaca recente, ma affonda le radici in una trasformazione cognitiva che ha progressivamente eroso le facoltà mnemoniche e critiche delle nuove generazioni, un processo che le istituzioni scolastiche faticano a gestire. La pervasività dei dispositivi elettronici, secondo questa visione, ha modificato la plasticità neuronale, rendendo il cervello meno propenso allo sforzo prolungato.

La crisi della lettura profonda e la soglia dell'attenzione

Il cuore del problema, secondo l'osservazione clinica e sociale riportata, risiede nella drastica riduzione della capacità di elaborare testi complessi. "È sotto agli occhi: non leggiamo più", ha sentenziato Crepet, descrivendo una quotidianità in cui la fruizione di contenuti è diventata frammentaria e superficiale. Il limite invalicabile sembra essere diventato quello delle "due righe, tre righe": superata questa soglia, l'attenzione dello studente medio tende a disperdersi, incapace di sostenere la linearità di un ragionamento articolato. Questa "fame di brevità" impedisce l'approfondimento e trasforma la lettura da esercizio cognitivo a semplice scansione visiva, minando le basi stesse dell'apprendimento culturale che la scuola italiana dovrebbe garantire.

La provocazione di Crepet: scuola e intelligenza artificiale a confronto

È in questo contesto di fragilità cognitiva che si inserisce l'impatto dirompente delle nuove tecnologie generative. Lo psichiatra ha lanciato una provocazione destinata a far discutere, mettendo in dubbio l'utilità stessa dell'istituzione scolastica nel suo assetto attuale. "È inutile andare a scuola, perché con l’intelligenza artificiale che ci vai a fare a scuola?", ha domandato retoricamente. L'interrogativo solleva una questione cruciale: se la fatica dell'apprendimento viene delegata alla macchina, quale ruolo resta all'educazione? La delegazione cognitiva agli algoritmi rischia di svuotare di senso il percorso formativo, trasformando gli studenti in utenti passivi anziché in soggetti pensanti, segnando una potenziale crisi irreversibile per il modello pedagogico tradizionale.

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