Dati Elisa 2024-25: emergenza bullismo nelle scuole

Uno studio rivela che un bambino su quattro è vittima di bullismo. Il CNDDU propone al Ministro Valditara nuove tutele per gli studenti.

A cura di Redazione Redazione
28 febbraio 2026 09:00
Dati Elisa 2024-25: emergenza bullismo nelle scuole - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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I nuovi dati della Piattaforma Elisa confermano che il bullismo è un fenomeno strutturale. È necessario garantire la sicurezza relazionale come un diritto essenziale per proteggere il benessere di ogni studente all'interno del sistema scolastico italiano.

Dati ufficiali MIM-Piattaforma Elisa 2024-2025: un bambino su quattro vittima di bullismo — proposta al Ministro Valditara per riconoscere la sicurezza relazionale come diritto essenziale scolastico

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione istituzionale sui risultati del monitoraggio 2024-2025 della Piattaforma Elisa, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con l’Università degli Studi di Firenze, da cui emerge che circa un bambino su quattro sperimenta forme di bullismo e una quota significativa vive esperienze di cyberbullismo. Il dato, ormai stabile nel tempo e coerente con le rilevazioni ISTAT e con la letteratura internazionale, non può essere interpretato come espressione di conflittualità fisiologica tra pari, ma come indicatore strutturale della qualità relazionale del sistema educativo e della concreta esigibilità dei diritti degli studenti.

Il fenomeno si presenta oggi con caratteristiche più complesse rispetto al passato. Le manifestazioni fisiche non scompaiono, ma si intrecciano con dimensioni verbali, reputazionali e digitali che estendono la vittimizzazione oltre lo spazio scolastico e ne intensificano l’impatto psicologico. I monitoraggi nazionali evidenziano inoltre una correlazione significativa tra bullismo e dinamiche discriminatorie, confermando che la violenza tra pari colpisce più frequentemente chi percepisce — o viene percepito — come diverso. In tale prospettiva, il bullismo si configura come una violazione concreta del principio di uguaglianza sostanziale e come un fattore che incide direttamente sul diritto all’istruzione e sul pieno sviluppo della persona.

Le analisi ISTAT e i report UNESCO e UNICEF mostrano con chiarezza che la vittimizzazione influisce sul benessere emotivo, sulla partecipazione scolastica e sui percorsi formativi, aumentando il rischio di dispersione e di esclusione sociale. Le evidenze prodotte dall’OCSE e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità collegano inoltre l’esposizione a contesti relazionali ostili a maggiori bisogni sanitari e a esiti negativi di lungo periodo, evidenziando come il bullismo rappresenti non solo una questione educativa ma un determinante della sostenibilità delle politiche pubbliche.

Sul piano giuridico, il quadro normativo italiano — a partire dalla legge n. 71 del 2017 sul cyberbullismo e dalle successive linee di orientamento ministeriali — ha progressivamente chiarito che la sicurezza relazionale rientra negli obblighi organizzativi della scuola. La tutela non coincide con la reazione al singolo episodio, ma implica prevenzione strutturata, capacità di individuazione precoce e procedure chiare di intervento. La giurisprudenza ha rafforzato questa impostazione, riconoscendo che l’ambiente scolastico deve garantire condizioni effettive di protezione, non soltanto formali.

Particolarmente rilevante, alla luce dei dati Elisa, è la distanza tra strumenti disponibili e percezione degli studenti. La limitata conoscenza dei canali di segnalazione indica un deficit di accessibilità dei diritti che rischia di indebolire la fiducia nelle istituzioni educative. Quando la possibilità di chiedere aiuto non è chiaramente percepita, la tutela esiste sul piano normativo ma non su quello esperienziale, e questa frattura rappresenta uno degli elementi più critici del sistema.

La dimensione economica rafforza l’urgenza di un intervento strutturale. Le evidenze internazionali mostrano che la prevenzione del bullismo produce effetti misurabili sulla riduzione della dispersione, sul miglioramento del rendimento e sulla diminuzione dei costi sanitari legati al disagio adolescenziale. Ne deriva che le politiche di contrasto non devono essere considerate iniziative accessorie, ma investimenti ad alto rendimento sociale, capaci di incidere sulla qualità complessiva del capitale umano.

Anche la narrazione mediatica necessita di un riposizionamento. La concentrazione sui casi estremi tende a oscurare la dimensione diffusa e quotidiana del fenomeno, ritardando la costruzione di politiche stabili e alimentando una percezione emergenziale che non corrisponde alla realtà descritta dalle ricerche. Il bullismo non è un evento eccezionale: è un indicatore sistemico della cultura relazionale e, in quanto tale, richiede governance e continuità.

Il fatto che una quota di studenti riconosca di aver assunto comportamenti aggressivi conferma la natura relazionale del fenomeno e la necessità di modelli educativi che affianchino responsabilizzazione e percorsi riparativi agli strumenti disciplinari. L’educazione ai diritti umani, intesa come pratica quotidiana e non come intervento episodico, rappresenta uno dei dispositivi più efficaci per intervenire sulle competenze emotive, sulla consapevolezza digitale e sulla costruzione del riconoscimento reciproco.

In questo contesto, il CNDDU avanza al Ministro Giuseppe Valditara una proposta innovativa: riconoscere la sicurezza relazionale scolastica come dimensione esplicita dei livelli essenziali delle prestazioni educative, introducendo una garanzia pubblica della tutela dalle prepotenze tra pari. Tale impostazione consentirebbe di integrare monitoraggio, responsabilità organizzativa, formazione professionale e finanziamento stabile in un unico quadro di policy, superando la frammentazione progettuale. La qualificazione giuridica della prevenzione come obbligo organizzativo renderebbe inoltre verificabile l’effettività degli interventi e permetterebbe di collegare il benessere relazionale agli indicatori di qualità del sistema di istruzione.

Questa prospettiva produce anche effetti economici rilevanti, poiché orienta le risorse verso interventi preventivi ad alto impatto, riducendo nel tempo i costi derivanti da dispersione, disagio psicologico e contenzioso. La prevenzione del bullismo diventa così una politica di investimento pubblico e non una risposta emergenziale, contribuendo alla sostenibilità del sistema educativo e sanitario.

Il CNDDU ritiene che il dato “un bambino su quattro” rappresenti una soglia di responsabilità istituzionale. Esso segnala la distanza tra diritti riconosciuti e diritti vissuti e invita a considerare la qualità relazionale come parametro strutturale della scuola democratica. Ridurre quella percentuale non significa soltanto contrastare comportamenti aggressivi, ma rafforzare la fiducia nelle istituzioni, migliorare gli esiti educativi e rendere credibile la promessa costituzionale di una scuola sicura, inclusiva e orientata ai diritti umani.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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