Ddl Merito PA approvato al Senato: nuovo tetto ai premi in busta paga per gli statali

Il ddl Merito PA introduce un limite del 30% alle valutazioni più alte: sindacati e opposizione parlano di lavoratori messi in competizione.

02 luglio 2026 12:00
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Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl Merito PA, la riforma della Pubblica amministrazione voluta dal ministro Paolo Zangrillo. Il testo introduce un tetto massimo del 30% ai dipendenti che potranno ricevere le valutazioni più elevate e quindi i premi economici più alti in busta paga. Per il governo si tratta di uno strumento utile a superare la cosiddetta cultura dell'appiattimento. Le opposizioni e i sindacati, invece, temono nuove tensioni tra colleghi.

Il ddl Merito PA e il tetto ai premi economici

Il cuore della riforma riguarda il nuovo sistema di valutazione delle performance. Non più del 30% dei dipendenti pubblici potrà ottenere il punteggio più alto e quindi accedere ai premi individuali più ricchi in busta paga. Per il governo la regola serve a evitare che quasi tutti i lavoratori ricevano voti massimi, un fenomeno che negli anni ha reso la valutazione poco credibile agli occhi dei cittadini. Il deputato del Partito democratico Andrea Casu contesta però questo automatismo. Come ha spiegato a Fanpage.it, se il numero di persone premiabili è già fissato in anticipo, qualcuno resterà escluso anche se ha raggiunto gli stessi risultati dei colleghi. Casu paragona il meccanismo al gioco delle sedie: chi arriva prima ottiene il premio, gli altri restano fuori a parità di impegno e di risultati raggiunti sul lavoro.

Nessuna nuova risorsa: il nodo dei fondi

Uno dei punti più discussi riguarda le risorse economiche. Il disegno di legge non prevede nuovi stanziamenti dedicati ai premi di merito, che continueranno a essere pagati con i fondi già esistenti nei bilanci delle amministrazioni. Durante le audizioni parlamentari, i sindacati hanno espresso posizioni molto simili tra loro:

  • la CGIL: segnala il rischio di penalizzare la maggioranza dei dipendenti pubblici;

  • la CISL: mette in guardia da una possibile "maggioranza forzosamente demotivata";

  • la UIL: ribadisce che il merito dovrebbe premiare chiunque raggiunga gli obiettivi, non una quota fissata in partenza.

Per Casu il rischio più concreto è organizzativo: "Si mettono i lavoratori in competizione diretta per lo stesso premio", spiega, sottolineando che il lavoro negli uffici pubblici si basa spesso sulla collaborazione tra colleghi più che sulla sfida individuale.

Concorsi pubblici e peso delle valutazioni dei dirigenti

Un'altra critica riguarda il ruolo dei concorsi pubblici. Andrea Casu (PD) ha richiamato più volte l'articolo 97 della Costituzione, che tutela l'imparzialità della Pubblica amministrazione e stabilisce l'accesso agli impieghi statali tramite concorso pubblico. Secondo il deputato Dem, alcune norme del ddl spostano il peso della selezione verso i giudizi interni dei dirigenti, riducendo il peso di criteri oggettivi e verificabili nel tempo. «La crescita professionale è giusta, ma deve essere costruita con formazione, criteri trasparenti e verificabili, non affidata alla discrezionalità», ha dichiarato a Fanpage.it. Il timore dell'opposizione è che il nuovo sistema aumenti il peso della gerarchia nelle carriere, in un settore dove il concorso pubblico è nato proprio per limitare favoritismi e disparità tra i dipendenti.

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