Ddl Valditara: bufera politica su educazione sessuale e consenso

Piccolotti contesta l'obbligo di autorizzazione preventiva voluto da Sasso: per Avs il testo riflette le posizioni del generale Vannacci

04 febbraio 2026 13:00
Ddl Valditara: bufera politica su educazione sessuale e consenso - Elisabetta Piccolotti
Elisabetta Piccolotti
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L'approvazione del Ddl Valditara in Commissione scatena la reazione di Alleanza Verdi e Sinistra. Elisabetta Piccolotti definisce il nuovo consenso informato una misura ideologica, puntando l'indice contro la Lega e l'influenza culturale della destra più radicale sulla scuola pubblica.

Il Ddl Valditara e lo scontro in Commissione Istruzione

Il percorso legislativo del disegno di legge sulla condotta e la riforma scolastica, noto come Ddl Valditara, ha superato un passaggio cruciale con il via libera della Commissione Istruzione. Tuttavia, l'iter parlamentare è stato segnato da fortissime tensioni riguardanti le disposizioni che regolamentano i corsi extracurricolari, in particolare quelli dedicati all'educazione sessuale e all'affettività. Le nuove norme introducono vincoli stringenti per gli istituti scolastici, richiedendo un'adesione esplicita delle famiglie per la partecipazione degli studenti a tali attività.

Questa modifica non rappresenta un semplice adeguamento burocratico, ma segna un cambio di paradigma nella gestione dell'autonomia scolastica su temi sensibili. Le opposizioni, con Alleanza Verdi e Sinistra in prima linea, leggono in questa manovra un tentativo di svuotare di significato i percorsi educativi volti alla prevenzione e alla consapevolezza, subordinandoli a un filtro preventivo che rischia di escludere larghe fasce di studenti. La critica si focalizza sul fatto che tali barriere burocratiche rispondano a logiche più politiche che pedagogiche.

Le accuse di Avs: "Consenso informato, una norma ideologica"

La reazione più veemente arriva da Elisabetta Piccolotti, esponente di spicco di Avs, che non ha esitato a utilizzare toni durissimi per descrivere l'impianto normativo appena approvato. La deputata ha definito il meccanismo del consenso informato una vera e propria "porcheria", sottolineando come la firma politica in calce al provvedimento sia inequivocabile e rivelatrice delle intenzioni del Governo.

Secondo l'analisi della parlamentare, l'obbligo di autorizzazione preventiva per le lezioni inerenti la sfera sessuo-affettiva non tutela le famiglie, ma introduce una censura preventiva nelle aule. Piccolotti sostiene che le firme apposte sugli emendamenti parlino "più di ogni valutazione politica", evidenziando una strategia mirata a compiacere l'elettorato più conservatore, a discapito di un'educazione laica e inclusiva necessaria per il contrasto alla violenza di genere e alle discriminazioni.

Il legame con Sasso e l'ombra di Vannacci

L'affondo politico di Elisabetta Piccolotti si personalizza puntando direttamente su Rossano Sasso, deputato della Lega ed ex sottosegretario all'Istruzione, identificato come l'architetto principale di questa stretta normativa. La parlamentare di Avs traccia un parallelismo diretto tra l'operato di Sasso e le posizioni espresse dal generale Roberto Vannacci, suggerendo un allineamento ideologico preoccupante all'interno della maggioranza.

Nella sua dichiarazione, Piccolotti etichetta Sasso come un "probabile neo arruolato da Vannacci", ipotizzando una convergenza verso posizioni di estrema destra. La critica culmina con un riferimento storico pesante: la deputata definisce il testo un "provvedimento da fan della X Mas", evocando la Decima Flottiglia MAS per sottolineare quella che, a suo avviso, è una deriva reazionaria e nostalgica che sta influenzando le politiche scolastiche del Paese.

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