Divieto dei social agli under 15: l'analisi di Paolo Crepet
Lo psichiatra sostiene le restrizioni globali sul divieto social under 15: priorità alla tutela della mente degli adolescenti.
Il dibattito globale sul divieto social under 15 si intensifica con le proposte di Francia e Australia. Lo psichiatra Paolo Crepet, intervenendo a La7, sostiene la necessità di tutelare lo sviluppo cognitivo dei ragazzi dai rischi delle piattaforme digitali.
La spinta internazionale verso il divieto social under 15
Lo scenario legislativo globale sta subendo una rapida trasformazione, segnando un netto cambio di passo nella regolamentazione delle piattaforme digitali. Non si tratta più soltanto di raccomandazioni educative, ma di vere e proprie iniziative governative volte a limitare l'accesso alla rete. In prima linea troviamo l'Australia, dove l'esecutivo sta vagliando protocolli rigorosi per l'implementazione di sistemi di verifica anagrafica (age verification) infallibili, con l'intento esplicito di arginare l'iscrizione dei giovanissimi e preservare la loro salute mentale.
Parallelamente, in Europa, è la Francia a guidare la stretta normativa. Il Presidente Emmanuel Macron ha recentemente ribadito l'urgenza di istituire una soglia d'età minima vincolante per l'ingresso nel mondo virtuale. La posizione dell'Eliseo si fonda su dati allarmanti riguardanti l'impatto dei dispositivi elettronici sullo sviluppo emotivo e cognitivo. Questa tendenza internazionale al proibizionismo digitale per i minori riflette una presa di coscienza collettiva: l'autoregolamentazione delle Big Tech ha fallito e gli Stati stanno intervenendo per colmare un vuoto di tutela che espone le nuove generazioni a rischi psicologici inediti.
L'intervento di Crepet: "Il cervello va allenato"
La risonanza di queste misure restrittive ha raggiunto i salotti televisivi italiani, accendendo la discussione pubblica. Durante una recente puntata del programma di approfondimento "L'aria che tira", in onda su La7, il celebre psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha offerto una disamina lucida e favorevole rispetto alle decisioni prese oltreconfine. Commentando l'approccio francese, l'esperto non ha usato mezzi termini: "Finalmente uno che ragiona", ha dichiarato, riferendosi alla volontà politica di porre un freno all'utilizzo indiscriminato della tecnologia da parte dei minori.
Il fulcro del ragionamento di Crepet trascende la semplice preoccupazione per l'immagine corporea o il cyberbullismo, tematiche spesso centrali nella narrazione mediatica. Per il sociologo, la vera emergenza riguarda la funzionalità neurologica. "Bisogna amare la nostra mente", ha sottolineato con enfasi, spiegando come il cervello umano, al pari di un muscolo, necessiti di esercizio costante per svilupparsi correttamente. L'esposizione passiva ai social network, secondo questa visione, induce una sorta di atrofia cognitiva: "Se non lo alleni il cervello si adagia". La questione, dunque, non è meramente estetica o sociale, ma strutturale e biologica, minacciando le capacità critiche delle future generazioni.
Impatto cognitivo e nuove sfide educative
L'analisi del divieto social under 15 apre uno squarcio su una problematica educativa molto più ampia che, come osservatori della cronaca e del costume, non possiamo ignorare. La "dieta mediatica" dei preadolescenti è oggi satura di stimoli rapidi e frammentati che riducono drasticamente la soglia di attenzione. Quando Paolo Crepet parla di "mente che viene colpita", fa riferimento a meccanismi dopaminergici che creano dipendenza, simili a quelli delle sostanze stupefacenti, alterando i processi di apprendimento e la gestione della noia, fondamentale per la creatività.
Il consenso verso misure drastiche come quelle ipotizzate a Parigi o Canberra segnala che la sola educazione genitoriale, in un ecosistema digitale pervasivo, non è più sufficiente. La sfida per il legislatore italiano sarà quella di bilanciare la libertà di accesso all'informazione con la necessaria protezione di soggetti in fase di sviluppo, recependo istanze scientifiche che, come evidenziato da Crepet, pongono la salute cerebrale al di sopra degli interessi economici delle piattaforme.