Docente non vedente in gita scolastica: la soluzione dell'Ufficio Regionale, partirà come coordinatore
L’intesa istituzionale supera i vincoli sulla vigilanza: l’insegnante di inglese accompagnerà la classe a Dublino con un incarico educativo specifico.
Arriva il lieto fine per il caso del docente non vedente al quale viene vietato di andare in gita: l'insegnante partirà per Dublino. Decisivo l'intervento dell'Ufficio Scolastico Regionale che ha istituito la figura del coordinatore didattico, affiancandolo ai colleghi addetti alla sorveglianza degli studenti.
Dall’esclusione alla svolta: il caso del docente non vedente in gita
La vicenda che ha coinvolto il professore di inglese quarantenne dell’area fiorentina, inizialmente escluso dal viaggio d’istruzione in Irlanda, ha sollevato un polverone mediatico e un acceso dibattito sui limiti della burocrazia scolastica. Il nodo del contendere risiedeva nella presunta impossibilità per il docente, a causa della sua disabilità visiva, di assolvere agli obblighi di vigilanza sugli alunni, un dovere fondamentale sancito dal regolamento d'istituto e dalle normative vigenti (Culpa in Vigilando). Tuttavia, la situazione si è sbloccata grazie a una soluzione amministrativa innovativa.
Nella mattinata di mercoledì 4 febbraio, Luciano Tagliaferri, direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana, ha proposto una via d'uscita formale alla dirigente scolastica dell'istituto. Il professore non partirà come accompagnatore responsabile della sicurezza, bensì con la qualifica di coordinatore didattico. Questa distinzione di ruoli permette al docente di partecipare attivamente al percorso formativo dei suoi studenti a Dublino, lasciando la responsabilità della sorveglianza fisica agli altri cinque colleghi incaricati. Una mossa che, come riportato da La Repubblica, ha permesso di superare l'impasse normativa senza violare i protocolli di sicurezza.
La mediazione istituzionale e la solidarietà delle famiglie
L'intervento dei vertici scolastici regionali ha evidenziato non solo la necessità di rispettare le regole, ma anche l'importanza di valorizzare le risorse umane. Tagliaferri ha sottolineato come il professore sia un "docente motivato e attento", profondo conoscitore della classe in quanto unico insegnante di lingua inglese della sezione. La dirigente scolastica, pur avendo agito con scrupolosità nel rilevare l'oggettiva difficoltà legata alla vigilanza, ha accolto la proposta, riconoscendo il valore aggiunto della presenza del professore per la continuità didattica.
Parallelamente all'iter burocratico, si era attivata una commovente catena di solidarietà. I genitori degli alunni avevano lanciato un crowdfunding, raccogliendo in breve tempo oltre 1.100 euro per coprire le spese di viaggio del professore. Tuttavia, in qualità di dipendente pubblico, il docente ha dovuto declinare l'offerta economica diretta delle famiglie per incompatibilità normative. Le risorse necessarie per la sua trasferta sono state dunque reperite all'interno del bilancio scolastico o attraverso canali istituzionali, garantendo la sua partecipazione senza oneri impropri.
Un precedente per l’inclusione scolastica e la normativa sulla vigilanza
La risoluzione positiva di questa vertenza apre scenari interessanti per il futuro della scuola italiana. Il docente, esprimendo soddisfazione per l'esito, ha ringraziato sia il direttore Tagliaferri per la sensibilità dimostrata, sia la preside per la capacità di rivedere la propria posizione. Secondo il professore, questa vicenda deve fungere da apripista per un dibattito più ampio sul concetto di inclusione lavorativa nella scuola.
L'obiettivo è che si crei un precedente giurisprudenziale e amministrativo che permetta di ripensare gli ambiti di applicazione della vigilanza. La speranza è che il sistema scolastico possa nutrire maggiore fiducia nelle capacità dei docenti con disabilità sensoriale, scindendo, quando necessario, le funzioni puramente di controllo fisico da quelle educative e pedagogiche, che restano il cuore pulsante della professione docente.